Condividi

    Caro professor Manzella, cari docenti, carissimi studenti,

    con molto piacere ospito anche quest’anno in Senato l’inaugurazione del “Master in parlamento e politiche pubbliche” della Luiss Guido Carli, che considero una tappa consolidata e una bella occasione di riflessione per la nostra istituzione. Incontrare voi giovani studiosi del diritto parlamentare e costituzionale e aspiranti funzionari, con le vostre idee, la vostra energia e i vostri sogni, per è un momento a cui non saprei rinunciare. Delle vostre spinte ideali abbiamo davvero bisogno, carissimi studenti, in un momento in cui persiste una grave crisi della politica e dei partiti e sono in corso processi di ripensamento e rinnovamento della funzione rappresentativa. Oggi, tutto il settore pubblico vive un momento di profonda e complessa difficoltà.

    Da un lato, assistiamo a fenomeni degenerativi del sistema politico-amministrativo nelle sue interlocuzioni con l’economia e la società. Mi riferisco a recenti processi e indagini che segnalano pericolose commistioni di criminalità, politica, imprenditoria e amministrazioni pubbliche, trame nell’ombra tutte accomunate dall’uso privato e distorto della cosa pubblica e da una generale, avvilente caduta etica del Paese e della sua classe dirigente. Dall’altro lato, la lunghissima crisi economica ha acuito l’insoddisfazione dei cittadini per le soluzioni che la politica offre alle loro necessità e aspirazioni e ha reso impellente il ripensamento dei tradizionali meccanismi della rappresentanza, per rinsaldare e arricchire il rapporto fra istituzioni e individui. Un fenomeno, quello della disillusione, dell’apatia e della sfiducia dei cittadini, che è spesso apertamente sfociato nell’anti-politica, nell’anti-europeismo, nell’emergere di nazionalismi e intolleranze che credevamo dimenticati dalla storia.

    Questi processi degenerativi devono essere valutati e corretti nel più ampio contesto della partecipazione dell’Italia all’Unione europea che, da una parte, amplia le prospettive e le forme della dimensione parlamentare e rappresentativa e, dall’altra, impone un più rilevante ruolo dei parlamenti nazionali nella formazione delle politiche pubbliche. D’altronde, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un profondo indebolimento del progetto europeo che ha forte  bisogno di essere riavviato, lungo tre direzioni: il sostegno al lavoro, alla crescita e alla produzione, attraverso investimenti strutturali e una più flessibile interpretazione dei vincoli di bilancio; il rafforzamento del peso geopolitico dell’Unione nel mondo, perseguendo unità e solidarietà nella gestione dei fenomeni come terrorismo e migrazioni innanzitutto; infine, una maggiore partecipazione democratica ai meccanismi decisionali dell’Unione.

    A proposito dei doveri della politica, la scorsa settimana, trovandomi per una visita istituzionale a Belgrado, il Primo Ministro Alexander Vucic mi raccontava le grandi difficoltà che parlamento e governo stanno affrontando per riformare il Paese, con pesanti sacrifici per i cittadini (anche in termini di forti tagli di stipendi e pensioni), però necessari per preparare l’ingresso della Serbia nell’Unione europea. Ebbene, mi diceva che dai sondaggi emerge che quasi la totalità degli interpellati avversa le riforme, ma che al tempo stesso la maggioranza rinnova fiducia al governo che sta assumendo la responsabilità di decisioni impopolari, affidandosi a chi pensano stia facendo il bene collettivo. Io mi sono affacciato da poco tempo all’esperienza rappresentativa ma ho sempre creduto che la missione della politica, di quella con la ‘P’ maiuscola, sia interpretare e dare corpo e sostanza ai bisogni dei cittadini, perseguendo l’interesse generale piuttosto che facili consensi e lusinghe elettorali. La vera sfida futura è nella ricerca di una nuova dimensione etica della politica, basata sulla riscoperta del mandato rappresentativo come servizio alla collettività: un mandato che è libero soltanto se sa superare la ricerca del favore mediatico popolare e incarnare il senso vero e profondo della democrazia. Il primo strumento per questo rinnovamento è il ripensamento del ruolo dei partiti e la loro regolamentazione interna, secondo il parametro del “metodo democratico” richiamato dall’articolo 49 della Costituzione, ancora inattuato. Le riforme istituzionali in corso devono essere completate con un contemporaneo intervento sui partiti e sulle modalità di selezione della classe politica, dalle cui disfunzioni in massima parte dipende la crisi del sistema.

    Rispetto all’attualità, sottolineo che la prospettiva della riforma costituzionale non riguarda solo il Senato, ma il Parlamento visto complessivamente, come “organo costituzionale articolato nelle due Camere” (felice espressione che si deve agli studi del Prof. Manzella). Il superamento del bicameralismo paritario deve essere quindi interpretato come modo per sperimentare nuove forme di esercizio della funzione rappresentativa, caratterizzate da un migliore raccordo con i territori e un’efficace proiezione nella dimensione europea. A quest’ultimo proposito è importante che, anche attraverso un’attenta riforma dei regolamenti parlamentari, il Parlamento si esprima ad una sola voce per fare valere gli interessi nazionali nel dialogo con il Parlamento europeo, le altre istituzioni dell’Unione, e le assemblee nazionali. In questo senso va la già approvata, nella riforma costituzionale con doppia deliberazione, istituzione del ruolo unico del personale dipendente e le conformi deliberazioni di entrambi i rami del Parlamento sulla creazione dello status di Parlamentare e sull’unificazione funzionale di servizi comuni.

    Inoltre sia in ambito europeo, sia in ambito interno, il Parlamento italiano dovrà imparare a comprendere e valorizzare la politicità delle funzioni non legislative: penso alle funzioni di indirizzo, controllo e valutazione rimaste per troppo tempo residuali nel nostro ordinamento ed oggi più che mai rilevanti anche nella prospettiva europea. Penso in particolare a quegli strumenti, come il controllo di sussidiarietà, il dialogo politico o l’iniziativa della green card promossa dalla House of Lords, che offrono ai parlamenti l’opportunità di partecipare, in chiave costruttiva, al procedimento decisionale europeo. Su questa linea, la riforma costituzionale in itinere introduce nell’ordinamento parlamentare la nozione di controllo, che prima non era riconosciuta dalla Costituzione, e attribuisce al Senato la funzione della valutazione delle politiche pubbliche, che  finora nell’esperienza italiana non era considerata strettamente parlamentare. Questa funzione qualificante del nuovo Senato, consisterà nella realizzazione di valutazioni sostanzialmente tecniche, sia ex ante, sia ex post, delle condizioni di adozione e di attuazione delle politiche pubbliche. Sarà molto interessante per chi se ne occuperà (politici, funzionari, studiosi) caratterizzare questa nuova funzione in termini parlamentari, in una prospettiva evolutiva del nostro sistema.

    Concludo ringraziando il Prof. Manzella e i docenti del master per il loro impegno e rivolgendo a ciascuno di voi, cari studenti, un affettuoso augurio per questa nuova avventura che vi permetterà di confrontarvi con la realtà parlamentare, che oggi è in grande trasformazione. L’anno di studi che vi attende vedrà forse compirsi un importante percorso di riforme costituzionali, mentre nuove risposte si attendono dalla Corte costituzionale su temi (come l’autodichia) che da sempre identificano la sfera di autonomia parlamentare. Al tempo stesso, al livello dell’Unione europea si stanno cercando assetti idonei a migliorare l’interazione dei parlamenti nazionali con le istituzioni europee. Di questi cambiamenti voi sarete i futuri interpreti, una prospettiva entusiasmante che vi invito ad affrontare con la stessa passione che vi ha portato a scegliere questo percorso di studi. Siate lungimiranti e fedeli difensori della nostra democrazia, care ragazze e cari ragazzi, e amate il nostro Parlamento.

    Condividi