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    Cari colleghi, Autorità, Gentili ospiti,

    sono particolarmente lieto di poter ospitare in questa prestigiosa Sala del Senato un incontro che riporta all’attenzione di tutti noi un tema di grande delicatezza sia sul piano istituzionale che su quello umano e sociale. Già a novembre ebbi modo di esprimermi su questo tema, quando nel suo lungo viaggio ebbi modo di ammirare Marco Cavallo ,  simbolo di una battaglia iniziata nel 1973 e che, pur tra tante difficoltà, ancora continua, nei pressi del Senato. Il ricovero negli ospedali psichiatrici giudiziari, disciplinato per la prima volta da una legge del 1904, è ancora oggi previsto dal Codice penale come misura di sicurezza. Tuttavia, le condizioni di degrado, le carenze delle strutture, nonché le pessime condizioni di vita dei malati al loro interno – attestate anche dall’indagine parlamentare di cui fra poco vedremo una  testimonianza – hanno innescato un processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. In particolare, nella Relazione sulle condizioni di vita e di cura all’interno degli Ospedali psichiatrici giudiziari, approvata nella scorsa legislatura nella seduta del 20 luglio 2011, la Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale ha portato alla luce degli orrori inaccettabili per un Paese civile.

    Il processo per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è stato avviato dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità con l’introduzione dell’obbligo per il giudice di verificare lo stato di salute psichica del soggetto e il perdurare dell’infermità mentale al momento del ricovero ed è, poi, proseguito con importanti modifiche normative. La chiusura delle strutture, decisa nel 2011, è a oggi fissata al 1 aprile 2014.

    Eppure, il traguardo è ancora lontano. Resta ancora molto da fare perché la sicurezza e la salute delle persone coinvolte siano tutelate in maniera concreta ed effettiva. È necessario un diverso approccio alla malattia mentale, che sposti gli obiettivi dell’intervento pubblico dal controllo sociale dei malati di mente alla promozione della salute e alla prevenzione dei disturbi mentali, dagli interventi fondati sul ricovero ospedaliero a quelli incentrati sui servizi territoriali di assistenza. Per completare l’iter è necessaria una riforma legislativa, ma serve anche un approfondito confronto con Governo, Regioni, Enti Locali e mondo del volontariato. È questo il percorso più corretto per definire le misure alternative alla detenzione e i percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale delle persone oggi ancora presenti negli OPG, stabilendo quali strutture specializzate, nell’ambito dei servizi di salute mentale, dovranno accoglierle e curarle.  Non possono i pazienti continuare a pagare per le difficoltà e le lentezze delle Istituzioni.

    L’incontro di oggi costituisce un’importante occasione di confronto e di riflessione per evitare che la terribile condizione in cui si trovano i malati si protragga ancora nel tempo. Grazie, dunque, a tutti i miei colleghi che nella scorsa legislatura e in quella in corso hanno svolto questa preziosa attività d’inchiesta e di approfondimento; grazie a tutti voi che lavorate ogni giorno, con impegno e dedizione, per la tutela dei diritti dei malati di mente.

     

     

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