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    (Intervento in occasione del Terzo Colloquio annuale delle Fondazioni Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer)

    Signor Presidente della Repubblica,
    Autorità,
    Gentili ospiti,

    è per me motivo di vivo piacere ospitare in Senato il terzo colloquio delle Fondazioni Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer.
    L’incontro di oggi avviene in una fase particolarmente delicata del processo di integrazione europea. Il tema dell’unità politica dell’Europa si impone con forza alla nostra riflessione. La crisi economica e finanziaria ha svelato le fragilità dell’Unione europea. La mancanza di strumenti di controllo sui deficit e sui debiti pubblici e di meccanismi efficaci di coordinamento delle politiche economiche nazionali ha messo in pericolo l’unione economica e monetaria. Gli squilibri macroeconomici e le misure di contenimento della spesa pubblica non adeguatamente bilanciate da misure di crescita rischiano di creare un profondo divario tra gli Stati membri e di alimentare la disaffezione e l’ostilità dei cittadini nei confronti del progetto europeo.

    Sono convinto che nonostante le difficoltà l’opinione pubblica resti in prevalenza schierata a sostegno del progetto europeo. Un segnale incoraggiante in questa direzione proviene anche dalle recenti elezioni politiche in Germania, dalle quali è risultato un consenso elettorale piuttosto limitato per i movimenti euroscettici.
    Le iniziative di contrasto alla crisi finora adottate dall’Unione europea si sono giustamente indirizzate al rafforzamento dell’integrazione tra gli Stati membri. Le regole adottate negli ultimi tre anni hanno posto le basi per un più stretto coordinamento delle politiche economiche nazionali. Penso al “Fiscal Compact”, che ha attribuito rango costituzionale al principio del pareggio di bilancio, al “Six-Pack”, il pacchetto di sei regolamenti che prevedono un controllo più ampio sui bilanci nazionali da parte della Commissione europea; e al “Two-Pack”, appena entrato in vigore, in base al quale gli Stati entro il 15 ottobre di ogni anno sono tenuti a trasmettere alla Commissione i bilanci prima della loro approvazione, e la Commissione può presentare osservazioni puntuali.

    Dobbiamo proseguire in questa direzione. Soprattutto per gli Stati che hanno adottato la moneta unica, è impossibile ottenere una ripresa economica stabile senza un governo europeo dell’economia. L’unione monetaria deve essere sostenuta da un’unione bancaria, economica e di bilancio. E da un’unione politica. Dobbiamo dare corpo al sogno europeo, con un’Unione europea che dia ai suoi cittadini una sola voce nel mondo, che parli di diritti, democrazia, giustizia, pace, dignità umana.
    Le potenzialità dell’Europa rispetto alla crescita economica e all’occupazione sono straordinarie. Un’Unione dotata di un bilancio consistente basato su risorse proprie può investire nei settori dell’energia, della difesa, delle infrastrutture e della ricerca, realizzando economie di scala e significativi risparmi di spesa. Un piano europeo per la crescita e per la lotta alla disoccupazione, soprattutto giovanile, può risultare ben più efficace di iniziative autonome dei singoli Stati membri.

    Per delineare le fasi e le forme di una più compiuta integrazione europea credo che il Parlamento, la sede della democrazia, debba essere attore di un’iniziativa politica per rilanciare la crescita e promuovere la competitività dell’Unione nel contesto internazionale, con una proposta che si ispiri alle dichiarazioni Genscher-Colombo del 1982 e Amato-Schröder del 2000.
    La fiducia dell’opinione pubblica nel progetto europeo si nutre di risultati concreti. Misure rapide e incisive per risolvere il dramma devastante di milioni di persone, e soprattutto giovani, che sono esclusi dal mondo del lavoro e così marginalizzati nella società; per rafforzare una politica industriale europea, una politica comune in materia di controllo delle frontiere e dell’immigrazione, una politica estera e di difesa genuinamente comuni. Queste sono le azioni di cui i cittadini europei hanno bisogno e che chiedono all’Unione e che presuppongono un’Europa più forte e più unita.

    In un momento così decisivo per il processo di integrazione europea, l’Italia può e deve svolgere un ruolo chiave per rilanciare il processo costituente europeo. Nel secondo semestre del 2014, subito dopo il rinnovo delle istituzioni europee, l’Italia sarà chiamata a ricoprire la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. Il Senato, insieme alla Camera e in stretto raccordo con il Governo, si sta preparando a questo appuntamento con molta serietà. Sono certo che in questa posizione di grande responsabilità il Paese saprà essere fedele al suo ruolo di fondatore, cardine e motore del progetto europeo, consapevole, come ebbe a dire già nel 1929 Aristide Briand, che per gli Stati europei l’alternativa è “unirsi o perire”. Grazie.

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