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    Autorità, colleghi, relatori, gentili ospiti,

    è un grande piacere essere qui con voi oggi e ringrazio il Presidente di Save the Children Italia, Claudio Tesauro, per aver promosso questo prezioso momento di confronto sulle opportunità offerte dal “Fondo per contrastare la povertà educativa minorile”, approvato dal Parlamento con la legge di stabilità 2016.

    Lo scorso novembre qui in Senato abbiamo presentato il 6° “Atlante dell’infanzia (a rischio)” di Save the Children, dolorosamente intitolato “Bambini senza”. In quell’occasione, ricorderete, avevo parlato di “sconforto” per la realtà che emergeva dai vostri dati: ha colpito ciascuno di noi la fotografia di quella povertà non solo materiale ma anche culturale. Oltre al milione di bambini che vive in povertà assoluta infatti veniva evidenziata l’insidiosa e finora sottovalutata povertà educativa, da voi definita come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. Nel vissuto quotidiano, povertà educativa significa per un bambino crescere senza acquisire la capacità di comprendere e interpretare la complessa realtà in cui viviamo, sia da un punto di vista pratico che emotivo, nelle relazioni con gli altri, nella scoperta di sé stessi e del mondo. E’ difficile crescere pienamente se, come risulta dai vostri dati, un quindicenne su 4 «non è in grado di ragionare in modo matematico, utilizzare formule, procedure e dati, per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni», mentre un ragazzo su 5 non è in grado di «analizzare e comprendere il significato di ciò che ha appena letto». A questo va aggiunto che nella vita quotidiana di molti giovani mancano stimoli basilari: un’attività sportiva, la lettura di almeno un libro all’anno, la visita a un museo, un’area archeologica o una città d’arte, la visione di una rappresentazione teatrale.

    L’analisi dei dati mette in evidenza sia il legame tra povertà economica delle famiglie e povertà educativa dei figli, sia la trasmissione intergenerazionale dello svantaggio socio-economico e culturale. Ne emerge un quadro complessivo di povertà educativa caratterizzato da forti disuguaglianze. Una situazione profondamente problematica e per la quale è necessario individuare soluzioni efficaci affinché il futuro dei nostri ragazzi non sia determinato dalla provenienza sociale, geografica, migratoria o di genere. Nel nostro precedente incontro concludevo il mio intervento con un appello: la richiesta di inserire nella Legge di stabilità allora in discussione qui in Senato un intervento pubblico forte per rispondere alle sfide dei “bambini senza”. Per questo contesto ho accolto con grande entusiasmo la misura proposta dal governo e approvata dal Parlamento nella legge di stabilità 2016 relativa all’istituzione, in via sperimentale, di un “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile” per gli anni 2016, 2017 e 2018. Un’azione di governo che si inserisce a pieno titolo nel dibattito in corso alle Nazioni Unite per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che riporta la necessità di “fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento permanente per tutti”.

    A livello europeo, l’istituzione di questo Fondo, ancorché in via sperimentale, rientra nella Strategia 2020 dell’Unione Europea e risponde alla Raccomandazione ufficiale diramata dalla Commissione Europea dal titolo “Investire nei bambini: rompere il circolo vizioso di svantaggio”, con la quale gli Stati membri vengono sollecitati a mettere al centro dell’agenda il tema dell’infanzia e degli investimenti necessari per combattere la povertà dei bambini, inclusa quella educativa. E’ una grande opportunità che non va sprecata e dispersa in mille rivoli, in progetti spot, a corto raggio. Serve garantire un piano coerente, sinergico, che metta a frutto il meglio delle esperienze di associazioni e fondazioni pubbliche e private, grandi e piccole, che sappia intervenire sul territorio e sulle comunità, perché, è noto, “per educare un bambino ci vuole un villaggio intero”.

    L’incontro di oggi, sono certo, ci fornirà degli spunti interessanti di riflessione e rappresenta un volano per sollecitare il dibattito e l’attuazione di politiche nazionali per migliorare la vita dei minori. Ritengo che monitorare la povertà educativa dei bambini e degli adolescenti sia fondamentale non solo per avviare politiche efficaci, ma anche per suscitare una maggiore responsabilità sociale e per un utilizzo più mirato delle risorse in progetti, chiaramente valutabili, e che possano dare avvio a interventi di sistema e allo sviluppo di un nuovo sistema di welfare per l’infanzia. Il fatto che la “povertà educativa” sia entrata nell’agenda del Governo è sicuramente un passo di grande rilevanza. E’ un investimento strategico, perché consente al Paese di coltivare e far fiorire la ricchezza del futuro, che sarà fondata sui talenti di questi giovani. E’ la più bella, la più promettente, la più ecologica, la più duratura delle Grandi Opere immaginabili: quella di disegnare su basi solide, feconde e indistruttibili il futuro della nostra nazione e dei nostri figli.

    E’ una grande e bella sfida, quella che oggi il sottosegretario Nannicini  è  venuti a raccogliere. A lui, a Save the Children, e a tutte le realtà che partecipano all’Intesa che accompagnerà questo percorso, va il nostro più sentito “in bocca al lupo”.

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