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    Gentili ospiti e colleghi,

    il 23 ottobre scorso ho avuto il piacere di aprire il primo dei tre seminari dedicati al libro e al futuro del mercato editoriale organizzati dalla Biblioteca del Senato. Si intitolava “Il libro e il mercato editoriale: nuove forme e nuove strategie”. Il tema, più specifico, di questo secondo appuntamento è, invece, il “libro digitale”.

    Il merito per questa iniziativa di grande interesse va totalmente ascritto al Presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico, senatore Sergio Zavoli, e colgo l’occasione per formulargli auguri di pronta guarigione non solo miei ma di tutto il Senato. Vederlo entrare mercoledì in Aula è stato davvero un bel momento di dimostrazione di alto senso delle Istituzioni.

    Il rapporto ISTAT sulla lettura in Italia nel 2015 ci fornisce alcuni dati confortanti. Dopo anni in cui abbiamo assistito a un dato generale sulla lettura in costante diminuzione, all’orizzonte si sta profilando una schiarita, con una crescita dell’1,7% tra il 2014 e il 2015. In questo ultimo anno 412.000 persone sono tornate a leggere un libro cartaceo, facendo registrare un lieve aumento tra gli affezionati della lettura “tradizionale” al di sopra dei 6 anni. Mentre il 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi, ossia circa 4 milioni e mezzo di italiani, ha letto o scaricato libri online o e-book.

    Non è assolutamente da sottovalutare, inoltre, il fatto che il 6% di chi dichiara di non avere libri in casa ha letto libri online o e-book, il che fa apprezzare le potenzialità del digitale per avvicinare alla lettura chi altrimenti non vi accederebbe. Dati diversi provengono dagli Stati Uniti, dove nel corso dello scorso anno si è registrata una “rivincita” della carta sul digitale e delle piccole librerie sulle grandi catene.

    Tutti i dati stanno ad indicare che i cambiamenti in corso ci portano non alla prevalenza di una modalità di lettura sull’altra, ma a una differenziazione nell’offerta e nelle abitudini. L’e-book sarà probabilmente preferito in determinati ambiti, come, ad esempio, quelli della formazione, degli studi professionali ecc., che potrebbero trovare grande utilità in una digitalizzazione dei testi, mentre il libro cartaceo continuerà ad essere acquistato da lettori appassionati e alla ricerca anche dell’editoria di pregio.

    L’editoria digitale non comporterà nemmeno il rischio di estinzione per le librerie se, come già avviene, sapranno assumere una funzione anche sociale, proponendosi quali centri di cultura sul territorio, punti di incontro, di discussione, di formazione dei lettori. Se, come si evince dal rapporto Istat già citato, lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo, poiché si è rilevato che fra i lettori di libri le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori, la priorità vera è continuare a impegnarsi nella promozione della lettura di libri, a prescindere dalla forma, libro cartaceo o libro elettronico.

    Se gli utenti, in maggioranza giovani, leggono meno libri perché privilegiano la lettura di informazioni in rete, generalmente disperse e frammentate, non dovremmo limitarci a registrare questa tendenza ma accompagnare il cambiamento offrendo loro, nelle forme che essi prediligono, contenuti più complessi e strutturati, culturalmente più validi. Insomma, ben venga ogni forma ed ogni mezzo che possa ampliare il bacino dei lettori di contenuti di qualità. Personalmente, pur avendo un lettore di e-book e utilizzando il tablet per la rassegna stampa, la lettura dei giornali e dei documenti di lavoro, non vi nascondo che quando leggo “per piacere” trovo ancora insostituibile l’oggetto libro. Anche nella sua fisicità, nel piacere al contatto mentre lo si legge e nel piacere alla vista quando ci si trova, talvolta, a sostare di fronte alla propria libreria ad “accarezzare” con lo sguardo quelli che hanno saputo suscitare in noi emozioni profonde o profonde riflessioni.

    Con questa mia personale considerazione finale, vi auguro buon lavoro.

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