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    Cari Amici, gentili ospiti,

    è con grande piacere che oggi ospitiamo nella Sala Zuccari un’iniziativa che richiama l’attenzione di tutti noi su un tema estremamente importante e delicato: quali opportunità e iniziative il nostro Paese possa mettere in campo per fronteggiare il fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli”, l’emigrazione verso i Paesi esteri di tante eccellenze, soprattutto giovani, in particolare nel campo della scienza. Ebbene, una risposta assai brillante al problema è senza dubbio offerta da coloro che profondono il loro impegno per fornire supporto e risorse alla ricerca scientifica di base, ovvero ai ricercatori che – percorrendo strade innovative – fanno avanzare la conoscenza e apportano un contributo concreto allo sviluppo della società.

    Il piacere di ospitare questo momento di confronto si tramuta in orgoglio al pensiero che la “Armenise Harvard Foundation”, così efficacemente impegnata nel sostegno ai giovani ricercatori, sia nata dal coraggio e dallo spirito d’iniziativa di un illustre italiano, il conte Giovanni Auletta Armenise, il quale è riuscito così a dare vita a un proficuo rapporto tra l’attività della prestigiosa Harvard Medical School e quella delle principali istituzioni scientifiche italiane. Ma soprattutto voglio sottolineare come la finalità primaria della Fondazione sia quella di incoraggiare i giovani ricercatori, che abbiano terminato il loro ciclo di studi all’estero, a ritornare nel loro Paese d’origine e ad avviare l’attività di ricerca in propri laboratori. A tale scopo sono destinate le borse di studio della Fondazione, che assicurano il necessario supporto durante la difficile fase dell’inizio della carriera dei ricercatori. Sono davvero lieto di poter annunciare che venerdì scorso sono state esaminate le nuove applications e intervistati i candidati, e che sono stati identificati i due nuovi vincitori, cioè due nuovi ricercatori che “accenderanno un laboratorio” in Italia nel 2015, i cui nomi saranno resi pubblici a breve.

    Ringrazio, pertanto, il presidente della Fondazione Armenise, Giampiero Auletta Armenise, per questa giornata di riflessione dedicata agli scienziati – italiani e stranieri – che hanno scelto di lavorare nel nostro Paese. Spero davvero che altre Fondazioni e altri imprenditori possano guardare prendere la Fondazione Armenise come esempio e avviare analoghe iniziative nei campi della cultura e della scienza. E ancora una volta torno a ringraziare la collega Elena Cattaneo, instancabile promotrice di eventi culturali come quello odierno. La ringrazio non solo per il costante impegno che continua a dedicare alla ricerca scientifica, ma anche per il modo in cui, nel suo ruolo di Senatrice, ha dimostrato di saper coniugare le tematiche della scienza con le finalità della politica. Quest’ultimo è argomento a me particolarmente caro, che più volte ho richiamato nel corso del mio mandato. Affinché la ricerca scientifica possa essere una risorsa e una ricchezza per l’intera nazione, è indispensabile che abbia il sostegno della politica e delle istituzioni. La politica è scelta, pertanto l’individuazione di specifiche risorse da destinare alla scienza, secondo criteri di trasparenza e adeguatezza nella fase di attribuzione delle stesse, è compito proprio delle istituzioni. Nel contempo, tale scelta non può conformarsi a criteri di mera convenienza politica od economica, perché l’obiettivo finale è la crescita e la valorizzazione del capitale umano, che rappresenta la vera ricchezza di una società.

    Del resto, se la ricerca è un fattore di crescita fondato su conoscenza e intelligenza e diretto a creare un utile collegamento tra cultura scientifica e mondo produttivo, il suo valore assume anche un profilo etico laddove si volge a sostenere l’eterna lotta dell’uomo contro le malattie. Non posso, quindi, che porre in risalto il principale interesse che animò colui che diede vita alla Fondazione Armenise, vale a dire la ricerca di base nel campo della medicina; quella ricerca che contribuisce in maniera fondamentale a migliorare la vita degli uomini e che non configura solamente un nobile intento, bensì anche la via maestra alla concreta realizzazione di uno dei princìpi della nostra carta costituzionale, ovvero la tutela della salute. Il rapporto tra politica e scienza, peraltro, si sviluppa nelle due direzioni. Alla prima, infatti, spetta il compito di favorire iniziative benemerite come quelle della Fondazione Armenise, anche creando incisivi meccanismi economici e fiscali a favore di istituzioni scientifiche, università e laboratori. Alla scienza compete la funzione di dare forma alla società del futuro con le sue innovazioni e di dare corpo alle aspirazioni degli uomini a una vita sempre migliore. La ricerca scientifica ha, infatti, la responsabilità della conoscenza; quella conoscenza che appare indispensabile per il progresso delle generazioni future.

    Al tempo stesso, mi piace osservare come l’attività di ricerca assuma un valore particolarmente positivo nel nostro Paese, in quanto contribuisce a rinsaldare il senso del bene comune, dell’impegno diretto al benessere della collettività. Chi fa ricerca, infatti, coglie in modo particolare il significato dell’appartenenza a una comunità e di un lavoro di squadra volto al raggiungimento di un risultato comune. Anche per questo la lotta all’emigrazione delle eccellenze si conduce non solo ricorrendo alle risorse economiche, ma anche garantendo l’alta levatura dell’ambiente scientifico in cui si trovano a operare i giovani ricercatori. Fare ricerca in ambienti di lavoro prestigiosi, con colleghi preparati e stimolanti, è naturalmente molto attrattivo. Non disperdere questa straordinaria risorsa e semmai attrarre intelligenze dall’estero deve essere per tutti noi obiettivo irrinunciabile. Dobbiamo lottare affinché l’Italia abbia un sistema Paese che non solo produca eccellenze, ma le attiri anche. Dobbiamo impegnarci ad invertire una tendenza all’emigrazione, che ci priva dei giovani migliori, della ricerca e delle eccellenze scientifiche che possediamo; in altri termini, ci priva del nostro futuro.

    Grazie davvero e buon lavoro.

     

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