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    (15° riunione dell’Associazione dei Senati d’Europa)

    Lord Speaker, Onorevoli colleghi,

    permettetemi innanzitutto di ringraziare la House of Lords e la nostra ospite, Baronessa D’Souza, per avere organizzato la 15a riunione dell’Associazione Senati d’Europa e per avere predisposto per questo nostro incontro un’agenda di assoluto interesse e attualità.

    In Italia il rapporto tra i due rami del Parlamento presenta alcuni profili di specificità. Per l’ampiezza delle sue prerogative, il Senato della Repubblica si distingue tra le assemblee legislative europee come una delle camere alte a maggior concentrazione di poteri.

    Quello delineato dalla nostra Costituzione nel 1948 è un modello di bicameralismo perfetto. Il Governo deve avere la fiducia di entrambe le Camere e la funzione legislativa viene esercitata con l’approvazione di un medesimo testo da parte di entrambi i rami del Parlamento. Qualora una delle due Camere modifichi un disegno di legge già approvato dall’altra, quest’ultima sarà chiamata a pronunciarsi nuovamente sul testo emendato.

    Le ragioni di questa scelta vanno ricercate nella volontà di privilegiare la discussione e la condivisione delle scelte rispetto alla rapidità del processo decisionale. Il Senato è, dunque, essenzialmente una camera di garanzia. La previsione di requisiti anagrafici più elevati per l’elettorato attivo e passivo qualifica il Senato anche come camera di ponderazione, una camera più saggia, in grado di arricchire l’attività parlamentare con ulteriori e autonomi contributi di riflessione e di promuovere il bicameralismo cooperativo. Con la Camera dei deputati esiste una collaborazione eccezionale per armonizzare i nostri calendari, per rendere omogenei i Regolamenti, per rendere comuni alcuni Servizi.

    La somiglianza di funzioni tra Camera e Senato non significa, dunque, duplicazione delle attività, perché il Senato ha un’identità propria e molto forte. Tra i profili di specificità che lo contraddistinguono, va ricordata la sua dimensione regionale. La Costituzione prevede, infatti, l’elezione del Senato su base regionale, con un riparto dei seggi proporzionale alla popolazione di ciascuna Regione.

    La legge elettorale ha accentuato questo aspetto, prevedendo per il Senato un premio di maggioranza su base regionale; per la Camera dei deputati, invece, il premio è accordato al partito o alla coalizione che abbia conseguito il maggior numero di voti a livello nazionale. Questo meccanismo implica una differenziazione nella composizione politica tra le due camere, che può rendere più difficile la formazione di una maggioranza stabile in entrambi i rami del Parlamento, ostacolando, così, l’azione di governo. Peraltro, la Corte costituzionale sta attualmente valutando la ragionevolezza dell’attribuzione del premio sulla base della semplice maggioranza relativa, a prescindere dal raggiungimento di una soglia minima di voti.

    Già da tempo le riforme istituzionali necessarie a garantire l’attuazione dell’indirizzo politico della maggioranza sono oggetto in Italia di un vivace dibattito. A ciò si aggiunge l’esigenza di adeguare il processo decisionale interno agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle sfide della globalizzazione.

    Per questi motivi, e grazie all’ampia maggioranza parlamentare di cui è espressione, il Governo in carica ha avviato un processo di revisione costituzionale. Tale revisione include anche una riforma del bicameralismo perfetto, con una possibile riconfigurazione delle funzioni del Senato, una diminuzione del numero dei parlamentari, una nuova legge elettorale.

    Come Presidente del Senato, non spetta certamente a me intervenire nel merito di questo delicato percorso, esprimendo preferenze per un determinato modello di bicameralismo ovvero opponendo resistenze alle modifiche proposte.

    Desidero, però, sottolineare un’esigenza, che è quella di dotare il nostro Paese di un processo decisionale rapido ed efficace, ma anche solidamente democratico. Tali riforme saranno essenziali, perché è indispensabile dare garanzia di stabilità all’azione di governo.

    Non dobbiamo però dimenticare che il Parlamento è la sede istituzionale nella quale si esprime la volontà popolare e che il sistema rappresentativo resta il cuore di un ordinamento democratico e pluralista. Il Parlamento non deve semplificare il pluralismo, ma rappresentarlo. Occorre dunque rafforzare le istituzioni politiche rappresentative e la loro legittimazione, perché l’indirizzo politico possa tener conto delle istanze di tutti i cittadini, e non solo di una parte di essi.

    Sono certo che il mio Paese saprà essere all’altezza di questa sfida e che il Senato della Repubblica continuerà a svolgere efficacemente la propria funzione di rafforzamento della democraticità del processo decisionale.

    Grazie.

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