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    Cari amici, gentili ospiti,

    è un grande piacere per me ospitare in Senato il Convegno organizzato dalla Federazione Italiana Editori Giornali e dalla Federazione Concessionarie Pubblicità sul delicato tema “I mezzi di informazione a sostegno della legalità”. Saluto innanzitutto i relatori che hanno accettato di partecipare a questo confronto e ringrazio gli organizzatori per l’impegno che hanno dedicato a questa iniziativa. Voglio cogliere quest’occasione per condividere con voi alcune riflessioni su temi che meritano grande attenzione, perché influiscono direttamente con la nostra società, illustrano il tipo di democrazia nella quale viviamo e disegnano quella in cui vogliamo vivere in futuro.

    Partiamo da una pietra miliare del giornalismo internazionale, che ha dato il nome al premio giornalistico più importante al mondo, Joseph Pulitzer: “Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello“. Pur se datate sono parole sempre attuali: guardando al sistema dell’informazione di un Paese, e in primis al suo effettivo pluralismo, possiamo farci un’idea del suo tasso di democrazia. Poter accedere a fonti d’informazione numerose e diverse tra loro è quella che ho spesso definito una precondizione  affinché i cittadini possano esercitare con consapevolezza il diritto alla partecipazione della gestione della cosa pubblica.

    La professione del giornalista svolge un ruolo sempre più rilevante e complesso all’interno della nostra società, soprattutto ora che di informazione siamo letteralmente sommersi, perché quantità e rapidità delle informazioni non garantiscono in nessun modo la loro qualità. Per questo oggi è necessario insegnare a tutti i lettori, non solo ai più giovani, l’importanza del saper distinguere tra le diverse fonti informative, argomenti che saranno certamente trattati nelle due relazioni che seguiranno. Nella sua frase Pulitzer sottolinea un aggettivo: “stampa onesta”. Anche la stampa è un potere, e come ogni potere ha diritti, doveri, limiti e responsabilità: non è facile seguire tali principi in un mercato informativo come quello odierno, ma saper ottenere click e copie vendute rispettandoli garantisce  quel ruolo primario nel gioco democratico cui la stampa è da sempre chiamata.

    In sala vedo alcuni dei giornalisti che ho conosciuto nei 43 anni del mio lavoro precedente. Ne ho conosciuti davvero molti – espongo con orgoglio nel mio studio qui a Palazzo Madama la targa che mi hanno regalato quando ho lasciato la Procura di Palermo per venire a Roma a fare il Procuratore nazionale antimafia – e, visti i temi di cui si occupano, alcuni di loro – come tanti giornalisti in Italia, decisamente troppi – sono stati minacciati o in modo subdolo attraverso cause e querele temerarie o più direttamente in modo violento. E’ un fatto incontrovertibile che la criminalità tema l’informazione almeno quanto l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, anche perché a volte, per ragioni che riguardano le diverse caratteristiche del lavoro, la stampa arriva prima. In questi giorni fare un esempio è facile: prima che scattassero le richieste di arresto per Mafia Capitale infatti gli stessi nominativi sono stati al centro di un’inchiesta di Lirio Abbate sull’Espresso del dicembre 2012. Potrei fare molti altri esempi, ma il punto centrale è che il giornalismo d’inchiesta, quando è serio e professionale, riesce a far emergere queste realtà, indipendentemente dalle indagini.

    Anche dal lato della corruzione il ruolo dei giornali è fondamentale: spesso sono i cronisti a scoprire le irregolarità nei bandi o il taglio “sartoriale” di alcuni di essi, sono le inchieste giornalistiche ad accendere i riflettori su alcuni scandali e a diventare la base per le successive indagini della magistratura. Ma andando oltre si può trovare un ruolo ancora più importante: ci sono comportamenti che non si configurano come reato, ma che sono moralmente ed eticamente molto discutibili: in questi casi è solo grazie alla stampa che tali azioni possono emergere ed essere messe alla valutazione dei lettori e quindi dei cittadini. Aiutare a costruire una coscienza collettiva attenta, severa ed equilibrata, è un compito delicato e importante.    Ho poi un ricordo personale di un altro caso significativo del rapporto di positiva collaborazione che può crearsi e che risale a quando ero procuratore a Palermo: un giornalista mi segnalò che, spulciando a Roma le carte processuali sull’arresto di Riina, su uno degli appunti ritrovatigli in tasca e sequestrati aveva notato il nome dell’imprenditore di Bagheria Michele Aiello, circostanza che fece fare alle indagini un notevole salto di qualità.

    Concludo. Credo sia necessario difendere sempre il delicato equilibrio tra tre diritti fondamentali: il diritto di cronaca esercitato dai giornalisti; la necessaria riservatezza delle indagini; il diritto dei cittadini di essere informati. Sono in discussione alcuni disegni di legge che trattano temi importanti in questo senso, a partire dalle norme sulla diffamazione e sull’utilizzo a scopo intimidatorio delle querele, norme che devono mirare a salvaguardare anche i cronisti con meno garanzie e che scrivono per piccoli giornali locali o su internet. Parlando con un parterre così importante non posso infine trascurare  la necessità di una maggiore trasparenza anche sull’assetto proprietario delle testate.

    Cari amici, il ruolo degli editori e il lavoro dei giornalisti sono preziosi per la democrazia, per l’opinione pubblica, per i cittadini. Ognuno di noi deve fare la sua parte. Da parte delle Istituzioni e della politica l’impegno deve essere improntato alla trasparenza, a garantire le risposte, l’accesso ai dati e agli open data, a fornire tutti gli strumenti per un’informazione corretta e accurata. Da parte di chi fa informazione il dovere della verifica e della correttezza si dovrà misurare anche con il diritto all’oblio, che in questa nostra era risulta forse il più difficile da garantire.

    Auspicando un dibattito il più possibile franco e vivace, rivolgo a tutti voi i miei migliori auguri di buon lavoro. Grazie.

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