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    - di Liana Milella per La Repubblica -

    L’Italia corrotta? “La maggioranza dei cittadini è onesta, e i corrotti vanno combattuti”. La politica? “Deve correre”. Il Parlamento è in ritardo? “Speriamo di recuperare”. L’emendamento sul falso in bilancio? “Alleluia…”. Pietro Grasso mette i panni del fustigatore e sprona ancora governo e Parlamento a fare presto.

    Ancora un’inchiesta sulla corruzione scuote il Paese, ancora arresti e decine di indagati. Ancora la politica coinvolta. Che impressione le ha fatto la notizia?

    “Ho pensato a un vecchio libro, Niente di nuovo sul fronte occidentale. La corruzione che viene scoperta, purtroppo, è soltanto la punta dell’iceberg”.

    Lei ne ipotizza una molto più profonda e diffusa?

    “Le stime portano a pensare proprio questo”.

    I corrotti continuano a fare i loro affari, il Parlamento tarda a contrastarli. Non è un’insopportabile contraddizione?

    “Il punto vero della corruzione è riuscire a farla emergere. Quand’ero procuratore nazionale antimafia, negli Usa mi spiegarono la loro strategia per arrestare i corrotti. Quando ne individuavano uno non lo arrestavano subito, ma lo convincevano a collaborare per scardinare il sistema corruttivo. Per questo, nella mia proposta di legge, ho inserito un sconto di pena per chi collabora”.

    Sabato lei ha usato parole dure, “il tempo dell’attesa è finito” ha detto, si è augurato che Godot potesse giungere questa settimana, ma non sembra che sia così.

    “Non erano parole dure: la cronaca mi ha dato ragione con le indagini su Expo, Mose, Roma capitale, fino agli arresti di Firenze”.

    Una premonizione?

    “Non ho ancora questi poteri… né sapevo nulla dell’inchiesta. Ma non serve la palla di vetro per intuire l’esistenza di una corruzione dilagante”.

    La sua legge aspetta da due anni. Non le sembra troppo, soprattutto se il testo dovrà affrontare un cammino parlamentare ancora molto lungo?

    “Spero che la presentazione del tanto atteso emendamento sul falso in bilancio in commissione giustizia, che si era ipotizzato di presentare in aula, abbia sbloccato finalmente lo stallo. La moral suasion che mi aveva chiesto il presidente Palma ha funzionato. Adesso si può andare avanti rapidamente e portare il testo in aula già giovedì, e pure con il suo relatore”.

    Il procuratore antimafia Roberti dice che la sua legge andava approvata nella versione originale, cosa ormai impossibile. Le dispiace?

    “Quando si presenta una proposta di legge si dà per scontato che il testo potrà essere modificato, non resta che attendere per un giudizio complessivo la definitiva approvazione. Sono contento di averla presentata. Quando ho scritto il testo non avrei mai immaginato di diventare presidente del Senato. Se avessi tardato anche un giorno non avrei più potuto farlo”.

    Dicono i senatori che nel frattempo hanno fatto altre leggi. Come spiega che la sua non sia passata subito?

    “Per me rappresentava la priorità assoluta, non solo per combattere fenomeni criminali diffusi, ma anche per cercare di contribuire a risanare le finanze del Paese. Dentro la legge c’era l’evasione fiscale, il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, il voto di scambio e ovviamente le misure per contrastare più efficacemente la corruzione”.

    Perché la politica non ha fatto per questa legge quello che ha fatto per le riforme costituzionali e la legge elettorale?

    “Qualcosa è stato fatto, la nomina di Cantone all’Anti-corruzione dandogli più poteri di quelli precedenti, la norma sul voto di scambio e sull’autoriciclaggio, già approvate dal Parlamento e in vigore”.

    Ne ha parlato con Renzi e Orlando?

    Con il ministro sì. Incontrandolo in occasioni pubbliche ho potuto constatare che perseguivamo gli stessi obiettivi.

    Lei è stato magistrato. Molti senatori dicono che le leggi contro la corruzione già ci sono e bastano, tant’è che inchieste e processi si fanno. Dicono che la legge Severino è stata approvata da poco e non ne serve una nuova. È un buon argomento per giustificare il ritardo?

    “Tutto si può migliorare. E la relazione introduttiva del mio ddl spiega perché sia necessario e urgente fare delle modifiche. Faccio solo tre esempi. Il falso in bilancio, cambiato radicalmente nel 2001 quasi al punto da essere depenalizzato. Una prescrizione più lunga dopo l’intervento della ex-Cirielli nel 2005. Lo sconto per chi collabora”.

    Il braccio di ferro su prescrizione e falso in bilancio continua. Sulla prima non c’è ancora intesa. Arriva il testo del governo sul falso in bilancio ed è ammorbidito. Pesa Squinzi (Confindustria) che dice: “Vogliamo dare ai magistrati la licenza di uccidere le imprese?”. L’effetto si vede. Resta una norma efficace o inutile?

    “L’emendamento è stato appena presentato e devo ancora studiarlo. Ma ritengo che gli imprenditori, piccoli e grandi, che abbiano commesso degli errori scusabili e di lieve entità, possano stare tranquilli. Chi invece falsifica dolosamente per creare fondi neri o per evadere il fisco è giusto che vada punito più gravemente”.

    Le intercettazioni sono o non sono necessarie?

    “È evidente che le falsificazioni economicamente più clamorose, in danno di soci e azionisti, possono giustificare l’utilizzo di questo mezzo d’indagine”.

    La prescrizione. Basta sospenderla in primo grado o si va incontro a un nuovo fallimento?

    “Certamente si tratta di un passo avanti che rappresenta un compromesso rispetto all’ipotizzata sospensione dopo il rinvio a giudizio. Ma servono altre riforme per accelerare i processi”.

    Giovedì si vota per i giudici della Consulta. Ben 261 giorni per eleggere quello di Fi. Si preannunciano sedute a vuoto. Tempo sottratto a legge indispensabili…

    “Ha detto bene il presidente della Corte Criscuolo, una decisione presa da 13 giudici potrebbe essere diversa se fossero 15. Significa che il Parlamento non deve perdere tempo”.

    Vitalizi per i parlamentari condannati per gravi reati. A che punto siete?

    “Andiamo avanti”.

     

     

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