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    (Presentazione dell’edizione 2013 del Rapporto Mondiale sulla Droga)

    Signor Presidente, Signor Direttore Esecutivo, Autorità,

    è per me un grande piacere e un onore partecipare alla presentazione del Rapporto Mondiale sulle Droghe, in occasione della Giornata Internazionale sulla Lotta all’Abuso e al Traffico Illecito di Droga. Ringrazio il Direttore Esecutivo Jury Fedotov e tutto l’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine per il loro lavoro e per le analisi e i dati aggiornati che attraverso il Rapporto oggi ci mettono a disposizione.
    Il contrasto all’abuso e al traffico illecito di droga non può prescindere da un’azione di intervento integrata, che sia idonea ad operare sul piano della repressione come su quello della prevenzione. Ma l’arma più efficace è il pensiero strategico, che deve risultare dalla condivisione e concertazione internazionale delle azioni e delle politiche. Di fronte a questa minaccia globale non ci sono confini. Nessuno può fare da solo, nessuno si può ritenere al sicuro.
    Il 2013 rappresenta un anno significativo per due Convenzioni “sorelle” che svolgono un ruolo fondamentale nella cooperazione internazionale per la repressione del crimine: la Convenzione di Palermo, che ha segnato una tappa determinante, un vero e proprio mutamento concettuale e “filosofico” nella lotta contro il crimine organizzato globale; e la Convenzione di Merida contro la corruzione.

    Alla Convenzione di Palermo sono profondamente legato per solida convinzione razionale ed anche per ragioni personali. Nel 2000, quando fu sottoscritta a Palermo, rivestivo l’incarico di Capo di quella Procura e sapevo bene quanto quel risultato fosse dovuto all’impegno e al sacrificio di due colleghi e amici fraterni, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Vorrei ringraziare il Direttore Fedotov per averlo voluto ricordare l’anno scorso, in occasione del ventennale dalla uccisione dei due magistrati italiani.
    Senza la Convenzione di Palermo oggi saremmo tutti più vulnerabili. Ma a dieci anni di distanza dalla sua entrata in vigore si aprono per tutti noi nuove sfide. La comunità internazionale deve incrementare gli sforzi per colmare le troppe lacune che impediscono l’applicazione piena, seria ed universale delle due Convenzioni. Dobbiamo sollecitare tutti gli Stati aderenti ad attuarne in maniera rigorosa le disposizioni e promuoverne la ratifica dei Paesi che ancora non l’hanno fatto.
    Per evitare che le due Convenzione restino mere e vuote affermazioni di principio, è essenziale concentrare le energie sui meccanismi di revisione. Possiamo dirci soddisfatti dei risultati concreti raggiunti nella revisione della attuazione della Convenzione di Merida. Ora è necessario attivarsi affinché la Convenzione di Palermo sia rivitalizzata, superando con pragmatismo le divisioni che nell’ottobre 2012 hanno impedito di adottare un meccanismo di revisione. Dobbiamo consolidare un nuovo consenso su questo terreno, prima della prossima sessione della Conferenza delle Parti dell’ottobre 2014. Questa è una sfida che riguarda il futuro stesso dei nostri popoli, l’integrità dei sistemi economici e finanziari globali, la stessa sopravvivenza delle nostre democrazie. L’Italia continuerà ad insistere su questo punto, e voglio cogliere questa occasione per ringraziare il nostro Rappresentante, Ambasciatore Filippo Formica, per l’impegno che ha profuso in questa battaglia comune.

    La lotta alle droghe richiede anche politiche di prevenzione a carattere intersettoriale. Il Rapporto sottolinea il ruolo strategico che, specialmente in rapporto alle ‘nuove’ droghe, assume il coordinamento delle politiche nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea. Nel rispetto delle specificità nazionali ritengo di cruciale importanza investire ulteriormente sui meccanismi di allerta precoce già sperimentati nel campo delle nuove sostanze psicoattive. È su questo terreno, infatti, che la cooperazione di settore europea mostra il suo valore aggiunto.
    Non si possono poi dimenticare i profili sociali, quelli che attengono alla propensione al consumo delle droghe da parte della popolazione. A proposito dei giovani sono preoccupanti recenti dati italiani ed europei che rivelano come l’età di primo contatto con le varie forme di dipendenza sia scesa fino ad undici anni. Occorre confrontarsi con i programmi educativi; valutare l’impatto culturale dei nuovi media; riconsiderare il ruolo delle famiglie, la crisi generazionale di affettività, l’esclusione sociale. Contano le scelte culturali di ogni paese sul consumo di stupefacenti e sulle sue cause sociali. Nella mia funzione non posso esprimermi sul merito di tali scelte, ma ritengo che anche su questo terreno gli Stati debbano imparare ad avviare un confronto strutturale, perché le disunioni della comunità internazionale vanno a vantaggio dei criminali e a detrimento delle vittime del fenomeno.

    Nella mia precedente esperienza di magistrato lunga 43 anni ho osservato come la criminalità organizzata transnazionale si sia progressivamente evoluta come fenomeno geopolitico, assumendo forme sempre più complesse e difficili da individuare e contrastare, simili a reti concentriche che uniscono diversi paesi e diverse organizzazioni criminali e si intersecano con il terrorismo internazionale e il riciclaggio. Non dobbiamo dimenticare che le mafie non solo danneggiano la sicurezza, ma corrodono in profondità la democrazia, inquinano l’economia, determinano sottosviluppo.
    Oggi, come politico, come Presidente del Senato della Repubblica italiana, proseguirò il mio impegno contro questi fenomeni attraverso un nuovo impulso, etico, tecnico e giuridico alla cooperazione internazionale. Sono sicuro che il Rapporto che oggi si presenta, così come l’incontro odierno, potranno contribuire ad una rinnovata dedizione di noi tutti verso strategie meditate e condivise di intervento. Questa deve essere la nostra speranza, questa è la nostra comune responsabilità.

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