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    Eccellenze, Autorità, Signore e Signori,

    è per me motivo di grande orgoglio che il Senato ospiti un incontro in occasione delle celebrazioni francescane. Un incontro dedicato alla giornata del 4 ottobre, a Francesco d’Assisi, il “più italiano dei santi”, come lo definì Pio XII il 18 giugno del 1939 proclamandolo Patrono d’Italia insieme a Santa Caterina da Siena.
    Il nostro Parlamento, come sapete, con legge n. 132 del 1958, ha riconosciuto il 4 ottobre “solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena”.
    Quest’anno le celebrazioni francescane assumono un significato davvero straordinario. Assisi e la cristianità si apprestano a vivere un momento storico: per la prima volta nella storia della Chiesa un Papa di nome Francesco sarà nella città serafica, proprio nel giorno della festa del Santo.
    Il prossimo 4 ottobre, sarà un’emozione fortissima per i fedeli di tutto il mondo, e anche per me che sarò tra loro, partecipare alla solenne celebrazione della Santa Messa presieduta da Sua Santità Papa Francesco, giunto nell’acropoli assisana per abbracciare idealmente il Santo da cui ha voluto prendere il nome, ripercorrendone simbolicamente i luoghi più rilevanti del cammino umano e spirituale.
    Una giornata, quella del 4 ottobre, che costituisce un’occasione preziosa per approfondire i temi delle relazioni all’interno dell’odierna comunità civile italiana, decisamente avviata verso il pluralismo interreligioso e interculturale, a partire dall’esempio di San Francesco, Patrono d’Italia.

    Francesco d’Assisi è uno dei padri fondatori riconosciuti della identità nazionale. Egli ha incarnato e proposto uno stile e un modello di relazione tuttora attuale, per la costituzione di una civile e pacifica convivenza tra persone della stessa società, con i vicini e i lontani, con persone di cultura e religione diversa.
    Francesco si è fatto pellegrino e forestiero per essere concittadino, anzi fratello di tutti, ricordando la provvisorietà e precarietà dell’esistenza terrena. Amato dai credenti di ogni confessione e dai “non credenti”, ci indica le vie di questo dialogo attorno alla fede: il grido dei poveri, il grido della pace e della non-violenza, la sfida del dialogo interreligioso e interculturale, il grido della bellezza.
    Emblema del dialogo, dell’incontro, dell’amicizia, figura universale anche dopo ottocento anni dalla sua morte, Francesco d’Assisi si fece povero per divenire portatore di una ricchezza nuova. Domandarsi oggi dove porti il suo messaggio significa ancora una volta interrogarsi sulle ragioni della convivenza; sulla necessità quotidiana di coniugare il cambiamento con il richiamo ai valori irrinunciabili della dignità personale e – al tempo stesso – del vivere civile.
    È un linguaggio che parla a tutte le culture e tutte le religioni. Un orizzonte valido per chiunque, anche per i non credenti, che si riconoscono nella costruzione di un ordine sociale e di un umanesimo civile fondato sulla cultura del rispetto.
    Nella Costituzione, nella cultura, nella storia e nelle tradizioni dell’Italia sono presenti i principi in base ai quali si può costruire una rispettosa e pacifica convivenza con uomini e donne provenienti da altre culture e appartenenti a religioni diverse.
    Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di reciproco ascolto e comprensione, di dialogo, di avvicinamento e unità nella diversità. Abbiamo bisogno cioè dello “spirito di Assisi”, che è cultura di rispetto, conoscenza, amicizia, dialogo, confronto tra persone di mondi, culture, tradizioni e identità diverse.
    Spero che la testimonianza di Francesco e il suo insegnamento possano essere anche per noi segno di speranza per l’avvenire dell’Italia. Un avvenire che si può e si deve costruire insieme. Il mio auspicio è che la ricerca di dialogo e lo spirito di pace che anima il francescanesimo possano affermarsi come esempio positivo per le istituzioni e per l’intera società civile del nostro Paese, che orgogliosamente ha in Francesco il suo patrono.

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