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    Autorità, gentili ospiti,

    sono lieto di aprire i lavori di questo convengo, voluto da Ossigeno, per celebrare la giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti indetta dall’Onu.

    Il carattere internazionale delle iniziative di queste settimane corrisponde perfettamente alla dimensione del problema: in ogni parte del mondo – anche nelle più evolute e forti democrazie – ci sono giornalisti minacciati, ingiustamente querelati, intimiditi, uccisi. Solo nel corso di quest’ anno – ad esempio – sono stati registrati nel nostro Paese 317 attacchi: un numero raccapricciante se si considera che, mediamente, solo nell’1% dei casi viene individuato e punito l’aggressore. Tante volte ci siamo trovati – nel corso di questi anni – a sostenere assieme una battaglia importantissima per la nostra democrazia e per lo sviluppo della società; altrettante volte vi ho espresso la mia gratitudine per il vostro impegno che illumina le storie di tantissimi giornalisti ai quali è impedito di svolgere appieno il proprio lavoro al servizio della collettività. Non saranno mai sufficienti i ringraziamenti: è anche grazie ad Ossigeno che il tema della libertà di stampa e della tutela degli operatori dell’informazione è sempre più presente nel dibattito pubblico; è anche grazie a voi se la coscienza comune è più attenta, più sensibile, più coinvolta; è anche grazie a voi se intorno ai cronisti minacciati si è costruita una solida rete di vicinanza e solidarietà. Purtroppo non siamo sempre capaci di difenderli così come dovremmo e a volte le conseguenze sono davvero drammatiche.

    Consentitemi a tal proposito di esprimere il mio personale cordoglio – e quello del Senato della Repubblica – per la morte violenta di Daphne Caruana Galizia, uccisa la scorsa settimana a Malta. La sua macchina è stata riempita di esplosivo, una immagine che evoca nella nostra mente altre atroci vicende. È successo nella nostra Europa, a pochi chilometri da noi. Daphne era una importante voce del suo Paese e aveva raggiunto notorietà internazionale con l’inchiesta relativa alle implicazioni maltesi dei “Panama Papers”, un’inchiesta particolarmente delicata per la quale si sono uniti reporter di tutto il mondo.        Alcuni mesi fa mi avete consegnato un pannello che riporta i nomi e i volti dei ventotto giornalisti italiani uccisi a causa della loro professione. Daphne non era italiana eppure credo che la sua vicenda sia identica alle loro. Quel pannello ha un titolo molto significativo: “cercavano la verità. 28 nomi una sola storia”. Sappiamo bene che la difesa del giornalismo libero non ha confini e che occorre vigilare ovunque ad un cronista sia impedito di esercitare il proprio fondamentale compito.

    Oltre ad essere una giornalista coraggiosa, Daphne Caruana Galizia era una donna, una moglie e la madre di tre figli. Ai suoi cari giunga un caloroso abbraccio in questo momento di profonda rabbia e assoluta tristezza: la sua è un’altra vita sacrificata sull’altare dell’irreprimibile esigenza di verità che anima il giornalismo più valido e autorevole. Suo figlio Mattew – anche egli apprezzato reporter d’inchiesta – ha scritto sulla sua pagina Facebook:

    “Mia madre è stata uccisa perché si è messa tra la legge e quelli che cercavano di violarla, come molti bravi giornalisti. Ma è stata colpita perché era l’unica persona a farlo. È questo quello che succede quando le istituzioni sono incapaci: l’ultima persona rimasta in piedi è spesso una giornalista. Il che la rende la prima persona a essere uccisa”.

    Sono parole durissime che però restituiscono chiaramente il quadro entro il quale si realizzano la maggior parte delle intimidazioni e delle minacce ai danni degli operatori dell’informazione. La prima e più grande minaccia è la solitudine: siamo noi, tutti noi, a dover porre rimedio. Sono poi parole che descrivono perfettamente il fondamentale ruolo che svolge una stampa libera e indipendente rispetto al potere. Essa è funzionale al buon andamento delle Istituzioni perché una democrazia ha bisogno di penne libere, capaci di accendere i riflettori laddove si nascondono inefficienze, corruzione, malaffare.  In questi cinque anni avremmo dovuto – e potuto – agire anche sul piano legislativo per correggere delle gravi lacune del nostro sistema nel senso di una maggiore tutela del giornalismo. In ogni incontro con la stampa parlamentare, dal 2013 a oggi, ho sempre ribadito ad esempio la necessità di intervenire sul tema delle querele temerarie, che sono certamente meno pericolose di minacce di morte o aggressioni fisiche ma comunque incidono pesantemente sull’attività di molti vostri colleghi. Purtroppo temo che a meno di una tardiva ma ben accetta assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, la legislatura rischia di chiudersi senza l’approvazione di tali norme. Ringraziandovi ancora per l’importante ruolo che Ossigeno ha nel pungolare l’opinione pubblica e le istituzioni lascio la parola ai relatori, augurando a tutti voi buon lavoro.

    Grazie.

     

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