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    Cari studenti, cari docenti, Autorità, consentitemi un saluto e un ringraziamento particolare, per la sua ospitalità in questo luogo, al Generale Riccardo Amato, che conosco da molto tempo. Tante volte le nostre strade professionali si sono incrociate a Palermo, a Firenze e a Roma.

    Siamo di nuovo qui, insieme, come ormai da tanti anni, a ricordare insieme a Gennaro Musella, tutti i morti delle stragi di maggio perché, nella storia della nostra democrazia maggio è il più crudele dei mesi. Più tardi andremo a scoprire una targa in loro memoria nel centro di Reggio Calabria. Gennaro Musella era una persona per bene. I suoi progetti imprenditoriali, quelli di trasformare Bagnara in una nuova Positano, si infransero contro la violenza dei clan. Al dolore della sua famiglia si aggiunge, di anno in anno, quello di una comunità che desidera ancora conoscere la verità su quell’orribile delitto e che pretende sia fatta giustizia.

    Questa scuola è dedicata a due giovani carabinieri: Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Il 18 gennaio del 1994, una settimana prima della progettata strage dello stadio Olimpico a Roma, stavano concludendo un pattugliamento di routine quando furono affiancati da un’auto dalla quale partirono decine di colpi di arma da fuoco; in pochi fatali istanti quella brutale esecuzione privò per sempre quattro bambini dei loro padri. Dopo molti anni, le rivelazioni di Spatuzza hanno fatto riaprire le indagini sul loro omicidio: anche per loro siamo ancora in attesa di quelle verità che non smetteremo mai di cercare sulle tante, troppe vicende rimaste oscure nella storia del Paese. Da cittadino, da ex magistrato che proprio con tanti carabinieri, poliziotti,  finanzieri, ha condiviso successi esaltanti e delusioni a volte dolorose, e ancor più da Presidente del Senato, desidero esprimere a tutti gli appartenenti delle Forze dell’Ordine un pensiero colmo di gratitudine e di orgoglio anche a nome di tutte le persone oneste di questo Paese.

    Abbiamo lavorato anni per costruire una memoria condivisa, per far conoscere alle giovani generazioni i nomi e le storie delle tante persone uccise dalla criminalità organizzata in Italia, per far emergere con la giusta evidenza le modalità di ricatto e di sopraffazione con cui le ‘ndrine, le cosche e i clan soffocano molti territori del sud e si infiltrano in quelli del nord. La battaglia della memoria, per quanto non possa mai fermarsi, possiamo dire di averla vinta, grazie all’infaticabile lavoro di decine di associazioni, come Riferimenti, Libera, Addio pizzo, le Fondazioni Caponnetto, Falcone e tante altre, nonché di centinaia di insegnanti che si sono impegnati ogni giorno negli ultimi decenni. Voi tutti, ragazze e ragazzi, ne siete l’esempio: siete qui perché alcuni adulti hanno creduto profondamente nella vostra formazione civica, hanno voluto impegnarsi e dedicare tempo e risorse per farvi conoscere la storia del vostro territorio e di chi per questa terra ha dato la vita.

    Quella che dobbiamo ancora vincere è la battaglia della trasparenza, dell’impegno, della cultura. Per poter vincere abbiamo bisogno di alcune cose: un’imprenditoria onesta, una politica pulita, un’informazione libera, cittadini consapevoli. Per contrastare le mafie la politica deve fare una scelta di campo chiara e inequivocabile contro la corruzione, l’economia sommersa, il riciclaggio, i capitali illeciti, l’evasione fiscale, i delitti societari. L’aspetto evolutivo più preoccupante, messo in luce da diverse indagini in tutta Italia, deriva dal consolidamento di un’area che coinvolge insieme a mafiosi e criminali, politici, imprenditori, professionisti e amministratori pubblici: complesse reti di relazioni inizialmente inquinate da intimidazione e violenza che poi lasciano il posto alla convenienza, alla collusione, alla corruzione, al favoritismo, e più in generale alla coincidenza e fusione di interessi diversi. I mafiosi e i criminali si inseriscono fra la sfera dell’economia e quella della politica offrendo alle imprese e a pezzi delle istituzioni quei servizi che esse richiedono. Si determina così una saldatura garantita dalla corruttela, dal perseguimento del profitto ad ogni costo, dal disprezzo per la cosa pubblica e per l’interesse generale, attraverso gli appalti e le commesse pubbliche, le concessioni, l’acquisizione di imprese. La corruzione, soprattutto in periodi di crisi economica come quello attuale, non può che sottrarre risorse alla spesa sociale, accentuando così le diseguaglianze. Con una impeccabile sintesi, Papa Francesco mesi fa ha detto: “Chi paga la corruzione? La paga il povero. Pagano gli ospedali senza medicine, gli ammalati che non hanno cura, i bambini senza educazione”.

    I dati sulle condanne per i reati “dei colletti bianchi” (corruzione, peculato, riciclaggio, falso in bilancio) dimostrano che il rischio di responsabilità penale è infinitamente più basso di quello legato ai delitti commessi dalla criminalità comune o organizzata. Questo anche perché la prescrizione accompagna placidamente i processi per quei reati ad una fine prematura. Non dimentichiamo che questa situazione è stata consapevolmente cagionata dalla politica, tramite una legge che nel 2005 ha d’un sol colpo dimezzato i tempi della prescrizione, senza preoccuparsi di adeguare le norme processuali al fine di dimezzare anche i tempi dei processi. Sono felice che finalmente vi sia stato un repentino cambiamento di rotta della politica e che in Senato, dopo un incomprensibile periodo di stasi, sia ripresa la discussione sul tema. Ma cerchiamo di non farci prendere da facili entusiasmi, mi sono espresso più volte anche in passato in tal senso:perché la riforma della prescrizione possa avere efficacia, occorre che i suoi tempi corrispondano a quelli mediamente necessari alla definizione dei processi attraverso una generale riforma di un sistema giustizia che consenta processi più rapidi e più giusti. Proprio a livello locale l’allarmante sequenza di comuni sciolti per mafia, le reiterate minacce ed i danneggiamenti ai danni di pubblici amministratori, le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto sociale, economico, imprenditoriale, amministrativo, politico rendono non più rinviabile una adeguata reazione, un colpo di reni. Molti cittadini saranno chiamati tra poche settimane al voto per rinnovare le amministrazioni comunali: se la politica ha il dovere di prestare la massima attenzione alla compilazione delle liste e di rifiutare i comodi “pacchetti di voti”, che, va ricordato, non sono mai gratis, agli elettori spetta il compito di giudicare le liste e scegliere attentamente a chi dare il proprio voto. E’ una scelta importante, la più importante in una democrazia. Scorrete tutti i nomi, informatevi, chiedete, non consegnate il vostro voto all’ammasso, non date maggior peso “contrattuale” ai capibastone. Vi troverete di fronte a un bivio: da una parte la richiesta di un favore, una raccomandazione, uno scambio indecente. Dall’altra la dignità, la bellezza e la fierezza di un comportamento onesto, etico, responsabile, consapevole di non anteporre l’interesse individuale al bene pubblico. Vi assicuro che non c’è moneta, utilità che valga il rifiuto di quello che Paolo Borsellino definiva “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

    Concludo.

    Domani sarà la 23ma Giornata mondiale della libertà di stampa, che proprio a Reggio Calabria verrà celebrata con i massimi rappresentanti dell’Ordine e delle Associazioni dei giornalisti italiani, dove saranno ricordati anche i troppi cronisti uccisi e minacciati nel nostro Paese e nel mondo. Un giornalismo libero e coraggioso è un alleato straordinario tanto nella lotta alla criminalità organizzata quanto nell’affermazione della cultura della legalità. Allo stesso tempo, un’informazione libera e indipendente, in un sistema democratico, è un pilastro irrinunciabile, un presidio di libertà che abbiamo il compito di promuovere e difendere. Rivolgo infine un saluto particolare e affettuoso al sindaco di Riace, un uomo che è riuscito a dare per la seconda volta, dopo i famosi Bronzi, una risonanza internazionale a un piccolo paese. Il riconoscimento tributatogli dalla rivista “Fortune”, che lo ha annoverato tra le 50 persone più influenti del mondo, è uno splendido esempio di come, se ben gestita, con lungimiranza, spirito solidale e grande rispetto dell’identità propria e altrui, l’immigrazione possa rappresentare per il nostro Paese un fattore di sviluppo e di crescita, e non una paura da cavalcare per biechi tornaconti elettorali. Care ragazze, care ragazzi, vivete in una bellissima terra e in uno splendido Paese: datevi da fare, costruite il vostro futuro su nuove basi. Posso assicurarvi che sarò sempre dalla vostra parte, dalla parte della legalità!

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