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    Signor Rettore, Gentili ospiti, Cari ragazzi,

    è con grande piacere che il Senato ospita ancora una volta un convegno sui temi legati all’informazione, momento essenziale per la crescita civile e culturale. L’incontro di oggi dal titolo “Formare all’informazione” sono certo ci aiuterà ancora di più a capire quanto sia importante una corretta attività di informazione, sia come espressione della professionalità di chi la esercita, sia a tutela di coloro che ne sono destinatari.

    Saluto innanzitutto i relatori che hanno accettato di partecipare a questo confronto e ringrazio gli organizzatori, nella persona del Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense, S.E. Monsignor Enrico dal Covolo e del Segretario dell’Associazione Stampa Romana, Paolo Butturini, per l’impegno che hanno dedicato a questa iniziativa.

    Il Convegno è anche l’occasione per presentare la seconda edizione del Master in Digital Journalism al quale mi auguro, cari ragazzi, ciascuno di voi si dedicherà con impegno e con passione. L’informazione è il presupposto della conoscenza e della formazione di un’opinione e, dunque, una condizione essenziale per vivere in democrazia. L’informazione nutre il dibattito e la formulazione delle idee. L’informazione è l’anima del vivere civile. Solo un cittadino informato può compiere scelte consapevoli, esercitare i propri diritti e partecipare al processo decisionale. Non si può oggi parlare d’informazione senza tenere conto del significativo cambiamento delle modalità con le quali si raccontano i fatti con l’obiettivo di farli conoscere, ciò che chiamiamo informazione, e di metterli in comune, ciò che chiamiamo comunicazione.

    La vita quotidiana di ciascuno di noi vede la presenza sempre più pervasiva di informazioni, contenuti e servizi distribuiti attraverso la rete internet e fruiti in ogni momento della nostra giornata: a casa, in ufficio e in mobilità. L’incessante sviluppo dei social media – Facebook e Twitter in primis – ci consente di estendere le nostre relazioni oltre i confini dei territori nei quali siamo fisicamente presenti, di produrre e condividere contenuti online. Possiamo utilizzare internet come una grande nuvola di dati che contiene i nostri file e ci consente di lavorare a prescindere dal luogo nel quale ci troviamo e dallo strumento che utilizziamo per collegarci online. E ancora, le possibilità di collaborazione offerte dalla capacità di networking della Rete favoriscono la creazione di gruppi di lavoro, stimolano la creatività e l’innovazione, generano nuovi modelli di business e di partecipazione sociale alla vita pubblica.

    L’attività dei giornalisti, nella società attuale, alla luce di tali trasformazioni, diventa sempre più rilevante e complessa. Garantire la corretta informazione diventa una precondizione essenziale per il corretto funzionamento della democrazia e l’effettivo godimento delle libertà e dei diritti fondamentali.

    Oggi disponiamo di un’enorme quantità d’informazioni e in tempo quasi reale. Ma la quantità e la rapidità delle notizie non ne garantiscono in alcun modo il livello qualitativo. Se poca informazione non consente la comprensione della realtà, allo stesso modo un’eccessiva quantità di notizie può uccidere l’informazione senza generare conoscenza. Non è di informazione quantitativa, di rumore, che la democrazia ha bisogno. Non di un fiume di notizie spesso addirittura superiore a quelle che riusciamo ad assimilare e gestire. Non di una rappresentazione riduttiva, superficiale e manipolatoria della complessità della realtà. Ricordo che ci sono giornali che hanno rubriche dedicate alle “notizie che non lo erano”, ovvero all’analisi degli errori dettati da superficialità e ricerca spasmodica della velocità invece che della verifica e dell’accuratezza.

    La democrazia richiede un giornalismo responsabile. È giornalismo responsabile quello che soddisfa il diritto del cittadino a sapere e conoscere, senza trascurare i diritti con esso eventualmente confliggenti e avendo cura dei soggetti deboli coinvolti ed esposti dall’informazione.

    Il sistema dei mezzi di informazione dovrebbe riconoscere e rispettare una precisa gerarchia di valori. L’etica e la moralità sono per il giornalismo un dovere assoluto, perché è diritto dei cittadini non solo e non tanto l’essere informati, ma soprattutto l’essere correttamente informati. Perché ciò sia possibile è necessario che le notizie siano “trattate”, contestualizzate, elaborate: un fatto concreto va inserito in un quadro di riferimenti ampi e complessivi, con un’analisi approfondita dei protagonisti, dei presupposti e delle conseguenze. Gli interessi che lo caratterizzano devono essere identificati e valutati in relazione all’interesse generale. Sono questi gli aspetti che qualificano l’informazione nel senso più alto e autentico del termine.

    Un giornalismo professionale e qualificato, che esprime autorevolezza e credibilità nel lavoro di ogni giorno, può recuperare prestigio e funzione sociale e trovare di nuovo un ruolo primario nel gioco democratico. Un’informazione corretta e ponderata consente, infatti, ai cittadini di acquisire il ruolo e la forza di opinione pubblica, mettendoli in condizione di concorrere a determinare, orientare e modificare l’indirizzo politico. L’informazione arricchisce la democrazia. Ecco perché formare all’informazione, oggi, significa anche individuare regole efficaci, ma che al contempo non limitino la libertà di espressione. Vista l’importanza che tutti riconosciamo alla rete, credo che possiamo concordare sul fatto che della rete si debba fare un uso pienamente consapevole.

    Per concludere mi rivolgo soprattutto a voi giovani, a voi che sarete i giornalisti di domani, perché oggi più che mai dobbiamo tenere a mente l’insegnamento di Joseph Pulitzer “Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello“.

    Buon lavoro a tutti.

     

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