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    Autorità, Signore e Signori,

    ho accolto davvero con piacere l’opportunità di potere ospitare in Senato la presentazione di questo importante documentario sulla vita e l’opera di Emilio Colombo. Di lui conservo un ricordo personale speciale perché fu lui a presiedere la seduta del 16 marzo 2013 nella quale fui eletto Presidente.

    Tanto fu lunga la sua esperienza politica e vasto il perimetro dei suoi interessi che è difficile tracciarne un quadro. Vorrei quindi limitarmi a ricordarne due passaggi significativi. Formatosi nei quadri dell’Azione cattolica, di cui fu vicepresidente, nel 1946 a 26 anni fu eletto deputato alla Costituente avviando una lunga esperienza parlamentare: fu ininterrottamente deputato per undici legislature fino al 1992, fu deputato e presidente del Parlamento europeo e dal 2003 senatore a vita su nomina del Presidente Ciampi. Nel 1948 entrò nel quinto governo De Gasperi, da sottosegretario all’Agricoltura e foreste nel ministero diretto da Antonio Segni. Fu allora che cominciò a occuparsi del Mezzogiorno, nell’ambito del risanamento e del riscatto sociale delle città e delle campagne meridionali intrapreso da Alcide De Gasperi nel 1950. Fu così il padre della legge del 1952 sul risanamento dei Sassi di Matera, che portò “fuori dalle caverne quattordicimila materani”, come amava dire lui, e consentì il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale che poi condusse al riconoscimento dei Sassi come patrimonio mondiale dell’umanità. Si occupò poi della riforma agraria con l’intento di “aprire la strada ai contadini del sud alla partecipazione alla storia dell’Italia”. Quell’impegno profuso per il riscatto sociale del Mezzogiorno, fu determinante nella formazione della sua personalità politica: oltre ad acquisire un bagaglio di conoscenze amministrative, egli affinò la capacità di legare passato e presente, comunità locale e aspirazioni europeistiche, progettualità politica e radici culturali.

    L’altro grande interesse della sua vita politica fu l’impegno europeo che perseguì inizialmente da ministro del Tesoro, partecipando alle trattative per associare alla Cee i paesi africani, negoziando le condizioni di ingresso di Regno Unito, Irlanda e Danimarca e svolgendo un ruolo di primo piano nella cosiddetta “crisi della sedia vuota” scaturita dall’opposizione della Francia gollista alla riforma dei processi decisionali delle istituzioni europee e risolta con il compromesso di Lussemburgo. L’impegno europeistico diventò preponderante fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta: dal marzo del 1977 fu Presidente dell’ultimo Parlamento Europeo composto da membri designati dai parlamenti nazionali; due anni più tardi, nella prima assemblea eletta a suffragio universale, fu eletto con oltre 850 mila preferenze; nel maggio 1979 fu il terzo italiano, dopo De Gasperi e Segni, a essere insignito del Premio Carlo Magno per il contribuito all’integrazione europea; da ministro degli Esteri fu autore insieme a Genscher, suo omologo tedesco, di un piano per approfondire il processo di integrazione, accolto dal Consiglio europeo del novembre 1981, che pose le fondamenta dell’Unione economica e monetaria e diede impulso al processo di integrazione dopo la stasi degli anni Settanta. Colombo ha trascorso i suoi ultimi anni fra i banchi del Senato non facendo mai mancare spunti di riflessione costruttiva tratti dalla sua lunga esperienza politica. In occasione dei suoi 90 anni, facendo un bilancio della sua vita, disse: “la politica è stata centrale perché mi ha preso in un momento difficile per il Paese, che richiedeva non una politica per il gusto della politica o una politica per il potere, ma una politica per il paese”, sostenendo che occorreva “saper chiamare i giovani ad animarsi con una passione politica, dietro la quale.. vi siano dei grandi ideali”.

    Concludo esprimendo a Emilio Colombo gratitudine, da cittadino e da uomo dello Stato, per la sua opera di statista che seppe tenere insieme onestà, rigore, senso di responsabilità e modernità. Grazie.

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