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    Onorevoli Colleghi, Presidente Todini, gentili ospiti,

     

    presentiamo oggi il foglietto erinnofilo dedicato al Senato della Repubblica, con il quale si apre ufficialmente la serie dedicata agli Organi costituzionali. Oggi, 22 novembre, ricorre l’anniversario di una delle più belle pagine della storia del Parlamento italiano, con l’approvazione e l’entrata in vigore della legge 22 novembre 1888, che sancì l’abolizione della pena di morte in Italia.  La legge autorizzava il Governo a pubblicare un nuovo Codice penale per il Regno d’Italia, il “Codice Zanardelli”, dal nome del Ministro Guardasigilli. Tale codice, il cui testo era stato integralmente approvato dal Parlamento,  definiva all’articolo 10 le diverse tipologie di pena, secondo criteri di particolare modernità, tendenti non solo alla sanzione della condotta criminale, ma anche al recupero e reinserimento nella società del condannato.

    La novità più significativa era l’esclusione della pena capitale. La reintroduzione, quarant’anni dopo, della pena di morte nell’ordinamento generale del Regno avvenne con l’entrata in vigore del Codice penale del 1931 (c.d. Codice Rocco). Dopo la caduta del regime, la pena di morte fu nuovamente abolita nel 1944, con un decreto legislativo luogotenenziale. La Costituzione della Repubblica confermò questa scelta di civiltà giuridica prevedendo, all’art. 27, ultimo comma, che “Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.

    Quest’ultima eccezione, già di fatto resa non operante con legge ordinaria nel 1994, fu definitivamente superata dalla modifica, quasi dieci anni fa, dell’articolo 27 della Costituzione, con la legge costituzionale 2 Ottobre 2007, n. 1,  che ha espunto anche il richiamo alle leggi militari di guerra. L’Italia è da sempre tra i principali protagonisti degli sforzi politici e diplomatici, anche in seno alle Nazioni Unite, per abolire, ridurre, o comunque giungere alle più ampie moratorie nel ricorso alla pena capitale su scala mondiale. La scorsa settimana la Terza Commissione dell’Assemblea generale dell’ONU ha adottato la Sesta Risoluzione per una moratoria universale della pena di morte, in vista del voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, previsto per il prossimo dicembre.

    Un ringraziamento particolarmente sentito a quanti hanno reso possibile questa realizzazione di notevole pregio e, allo stesso tempo, alla portata di tutti i cittadini: innazitutto il Collegio dei Questori, Poste Italiane, il Poligrafico dello Stato. Il foglietto erinnofilo raffigura l’attuale Aula del Senato, un’Aula che ha seguito lo spostamento delle capitali e le trasformazioni costituzionali dell’Italia unita. A Torino (dal 1848) l’Aula era rettangolare, a Firenze (dal 1865) ellittica, a Roma (dal 1871) semicircolare. Come è ben descritto nella nota che accompagna il foglietto erinnofilo, la forma dell’Aula si sviluppò in parallelo all’evoluzione delle regole e delle consuetudini delle assemblee legislative. Fu invece il passaggio dal Regno alla Repubblica a segnare il cambiamento di colore: dall’azzurro brillante al rosso porpora (1948). Intatti invece sono rimasti gli architravi dell’Aula, assi portanti di legno pregiato che garantiscono a tutt’oggi un’acustica perfetta. È l’Aula il cuore pulsante del Senato e con la realizzazione artistica di oggi abbiamo voluto dare voce alla meraviglia che attrae sempre studenti, insegnanti, giovani, cittadini quando entrano in una delle sedi istituzionali più rappresentative della memoria storica dell’Italia unita.

    Vi ringrazio.

     

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