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    Cari amici, cari colleghi, gentili ospiti,

    è con grande piacere che il Senato ospita, ancora una volta, un convegno sui temi legati alla libertà di stampa, un fattore cruciale di crescita civile e culturale, politica e etica. Si tratta di un’occasione preziosa per riflettere sui confini fra libertà di informazione e diritti della persona, fra diritto di critica e diffamazione. Saluto innanzitutto i relatori che hanno accettato di partecipare a questo confronto e ringrazio gli organizzatori  per l’impegno che hanno dedicato a questa iniziativa.

    Come sapete, lo scorso 17 ottobre la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge che modifica la legge dell’8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice di procedura penale in materia di diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante. Giunto in Senato, il disegno di legge è stato assegnato alla Commissione Giustizia, dove è attualmente in discussione. I colleghi senatori presenti sapranno oggi illustrare gli aspetti essenziali della riforma – che a breve giungerà in Aula per l’approvazione finale – evidenziandone gli aspetti innovativi e gli eventuali elementi di criticità.

    Alcune novità introdotte nel testo già approvato dalla Camera dei Deputati, prima fra tutti l’abolizione del carcere per i giornalisti, possono essere salutati con grande soddisfazione. Probabilmente il testo non risponde ancora a tutte le esigenze prospettate dagli addetti ai lavori e dalle istituzioni internazionali, ma sono certo che altri elementi potranno essere introdotti qui in Senato. Un punto centrale è quello che riguarda l’uso delle querele come arma di intimidazione e dissuasione a proseguire nel lavoro di indagine e di approfondimento giornalistico. Credo, ma è solo una posizione personale, che si debba riflettere più attentamente su una sanzione pecuniaria per le azioni temerarie, prevedendo il risarcimento delle spese processuali e una percentuale della cifra richiesta dal querelante da corrispondere al querelato, in modo da indurre a maggiore riflessione prima di intraprendere azioni manifestamente infondate. Altro punto delicato è la corretta applicazione delle norme sulla rettifica. Sono sicuro che il dibattito in Commissione e in Assemblea consentirà di trovare il giusto equilibrio tra diritti della persona e doveri di lealtà e correttezza dell’informazione.

    I temi di cui parleremo oggi meritano grande attenzione perché hanno a che fare con il tipo di società e di democrazia nella quale viviamo e vogliamo vivere in futuro.

    Da un lato, intimidire un giornalista, e in Italia sono tanti i giornalisti minacciati, è un vulnus per la libertà d’informazione e per il diritto dei cittadini di essere informati. Su questo tema, molte sono le questioni su cui è necessaria una profonda riflessione. Penso, oltre alle querele intimidatorie, alla salvaguardia dei cronisti a rischio – soprattutto quelli con meno garanzie e che scrivono per piccole testate locali o su internet – e alla necessità della trasparenza sull’assetto proprietario delle testate.

    Dall’altro, la libertà di informazione, come tutti i diritti, non può mai essere considerata assoluta, ma va ponderata, contestualizzata e bilanciata con gli altri valori costituzionali. Penso in particolare al diritto alla riservatezza, alla reputazione e all’oblio. Fino a che punto è possibile narrare o divulgare fatti concernenti un determinato individuo, chiunque esso sia? Qual è il confine tra diritto di cronaca e vita privata? Sono questi gli interrogativi su cui quotidianamente siamo tutti chiamati a confrontarci, ciascuno per il proprio ruolo nella società.

    L’incontro di oggi ci aiuterà a comprendere meglio se i cambiamenti in atto sono idonei a garantire maggiore libertà d’informazione e anche a promuovere questo diritto fondamentale nella rete, con la consapevolezza che all’universo di Internet non è auspicabile applicare le stesse norme che regolano la carta stampata se non alle testate registrate: il mondo della Rete è infatti molto più variegato e complesso di quello editoriale.

    Il mio auspicio è che dal dibattito sulle caratteristiche del modello più adatto a governare il Web emergano proposte in grado di garantire al più presto un’efficace e appropriata tutela dei diritti fondamentali, salvaguardando, al tempo stesso, la libertà nell’uso della Rete.

    Auspicando un dibattito il più possibile franco e vivace, rivolgo a tutti voi i miei migliori auguri di buon lavoro.

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