Dichiarazione di voto sul Ddl Anticorruzione, del 13 dicembre 2018. 

Presidente, Colleghi,

come noto la corruzione è un reato senza testimoni, senza vittime se non la collettività, e senza denunce, con un comune interesse degli autori al silenzio. La corruzione mina l’economia dal profondo, togliendo trasparenza alle transazioni, agli appalti, privilegiando e favorendo i corruttori a danno degli onesti e dei più capaci. La corruzione disperde risorse, rallenta lo sviluppo, è tra le cause della mancata crescita economica. Senza contare i suoi costi indiretti, difficili da quantificare ma ugualmente rilevanti. Un terreno di coltura ideale perché la corruzione si diffonda e si trasformi in qualcosa di ancora più grave: l’accettazione che non vi siano alternative, la resa delle coscienze.

Da Procuratore Nazionale Antimafia chiedevo al legislatore l’inserimento del reato di corruzione in quelli di competenza delle direzioni distrettuali antimafia: in questo modo si sarebbero potuti usare tutti gli strumenti di contrasto previsti per il crimine organizzato.

Avevo già da allora chiara la situazione sistemica e di stretta connessione, in certe regioni italiane, tra organizzazioni criminali, potere politico, pubblica amministrazione e settori dell’economia. Si potrebbe dire – in sintesi – che ai mafiosi oggi convenga molto di più corrompere che sparare, e le evidenze investigative lo dimostrano in maniera evidente. Dobbiamo tenerne conto.

Un passo importante è stato compiuto nella scorsa Legislatura con l’introduzione delle norme a difesa dei whistleblower, cioè chi segnala un’irregolarità sul posto di lavoro. Con questo provvedimento si fanno due passi avanti: la previsione di una causa speciale di non punibilità per chi denuncia, è la prima.

Ho ben chiaro che il miglior risultato plausibile di questa norma sarà quello di insinuare un fattore di insicurezza che diminuisca la forza dell’accordo tra corruttore e corrotto: nessuna delle parti potrà più fare affidamento certo su un comune interesse a tacere e si determinerebbe quindi una sorta di deterrenza preventiva, un elemento che dissuada dall’entrare in patti di carattere corruttivo.

Il secondo è l’estensione ai reati contro la pubblica amministrazione della disciplina delle operazioni sotto copertura, di cui ho ampiamente parlato.

Ricordo che nel nostro ordinamento giuridico le operazioni sotto copertura sono già previste per molti delitti: dall’estorsione al sequestro di persona, dall’usura al riciclaggio, dai delitti contro la libertà sessuale al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dal traffico di stupefacenti al traffico di rifiuti fino alla contraffazione di marchi e brevetti. Non credo che la corruzione sia meno grave della contraffazione dei marchi!

La riforma della prescrizione, ripeto, andava inserita in un progetto più organico di riforma del processo penale. Ora promettete di farlo in pochi mesi: ricordo a tutti noi che per riformare il processo un insigne giurista come Giuliano Vassalli ci lavorò per dieci anni: che ora voi ci mettiate dieci mesi, per una riforma come dite voi “a 370 gradi”, mi sembra, onestamente, difficile.

Con rammarico, avendo voi messo la fiducia, non è stato nemmeno possibile e discutere gli emendamenti che ho proposto come “pacchetto tempi giustizia”. Del resto a voi non interessa risolvere i problemi, ma avere medaglie di latta da esibire sui social e soprattutto prevenire ogni possibile dissenso, che già forte serpeggia nei vostri gruppi, amici della maggioranza.

A proposito di fiducia, ho letto che sulla vostra piattaforma è stata inauguarata una pagina per le denunce e le delazioni contro quelli che tra voi tradiscono i principi del movimento. Complimenti per l’idea di democrazia che state dimostrando. Lasciatemi fare la prima delazione, qui, pubblicamente: tutti voi, sia al governo che in Parlamento, state tradendo quanto avete predicato per anni. Nessuno escluso: né chi sta zitto e obbedisce, né chi rilascia dichiarazioni e interviste e poi si adegua, né chi critica sempre a tempo scaduto, quando le decisioni sono state prese.

Sta diventando un’abitudine, quella della fiducia. Quando si inizia, è già successo ai vostri predecessori, è difficile smettere: in fondo è molto più semplice costringere che convincere. Chiedetevi però: quanto tempo potete durare se già dopo pochi mesi ogni voto segreto vi terrorizza? Quanto a lungo pensate possano ancora funzionare le vostre finte liti sui giornali? Mi sembra in realtà che siate piuttosto uniti quando si tratta di occupare qualche poltrona. Quanto pensate che il gioco delle parti potrà durare? Finti giustizialisti da un lato e veri inquisiti dall’altro. Urlavate in piazza “onestà e trasparenza” e ora vi limitate a chiedere di non minimizzare indagini su milioni di euro.

Vale lo stesso per i colleghi leghisti: oggi io, che sono a favore della sospensione della prescrizione, sarò obbligato a votare contro la fiducia al Governo, perché delle politiche di questo Governo non condivido praticamente nulla a parte questo.

Voi invece, per contratto, voterete a favore. Non sentite l’ironia della cosa? Se non ricordo male un vostro esponente, il ministro Castelli, ricopriva l’incarico che oggi ricopre Bonafede quando il gruppo Lega votò compattamente la Legge Ex Cirielli, che andava esattamente nella direzione opposta!

Questo significa votare la fiducia, per voi: coprire con un obbligo ipocrita qualsiasi contorsione politica rispetto agli ideali che avete sempre difeso e sostenuto.
Su questi temi io non cambio idea, a differenza vostra.

Avrei voluto discutere nel merito, avrei voluto aiutarvi a migliorare il testo, alla fine, come avevo dichiarato ieri su un quotidiano, avrei anche votato a favore. Con la fiducia, con l’impossibilità di intervenire, lo avete reso impossibile. Un’altra occasione sprecata, a causa della vostra debolezza al Governo, nel Parlamento e, presto, credetemi, nel Paese.
Per questi motivi, con dispiacere, annuncio il voto contrario di Liberi e Uguali alla fiducia.

Grazie.