Intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano il 12 dicembre 2018

“Mi pare ci sia un certo allentamento, come dire, nel rigore etico del Movimento 5 Stelle sul tema della Giustizia, a loro così caro”. Pietro Grasso ha presentato un pacchetto di emendamenti per rendere più rigoroso, a suo dire, il decreto anticorruzione firmato Bonafede. In commissione queste norme sono state bocciate, oggi l’ex presidente del Senato le riporta in aula. Intanto osserva, con un sorriso sornione: “Sull’anticorruzione mi pare che i grillini facciano lo stretto indispensabile. Ma capisco: Cinque Stelle e Lega hanno questo contratto da onorare”…»

La riforma non la convince?
«E’ sicuramente un passo in avanti e ne condivido lo spirito complessivo. Voterò il testo finale, in coerenza con il mio passato, le mie battaglie e 43 anni in magistratura. Il decreto fornisce strumenti utili per far emergere la corruzione, come la non punibilità se si denuncia il reato prima dell’inizio delle indagini, entro 4 mesi da quando viene commesso. Oppure la previsione dell’agente speciale sotto copertura, come ci chiede la convenzione Onu di Merida . O la norma che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado».

Però?
«Però si poteva fare di più e di meglio, visto anche che il nostro processo è tra i più garantiti del mondo».

Che cosa si può migliorare?
«La norma sulla prescrizione, ad esempio. Il 66% dei reati – dati del ministero della Giustizia – si prescrive prima dell’inizio del dibattimento. Significa che nella maggior parte dei casi il reato viene scoperto tardi. Io ho proposto, con un emendamento, di far iniziare il  calcolo della prescrizione dalla data dell’inizio delle indagini e non dalla data in cui viene commesso il reato».

Bocciato.
«Come gli altri emendamenti sulla prescrizione. Vorrei equiparare la corruzione ai reati di criminalità organizzata. Questo permetterebbe di bloccare il calcolo della prescrizione ogni volta che c’è un’interruzione del processo».

Non si rischiano processi infiniti?
«Ho presentato emendamenti anche per accorciare i tempi dei processi. Per esempio: perché nei procedimenti civili le notificazioni possono arrivare tramite posta elettronica certificata e nei procedimenti penali no? Basterebbe poco… Oppure: nel dibattimento si perde tantissimo tempo per rileggere gli atti di polizia giudiziaria. Si potrebbero dare per letti, e permettere di approfondirli solo in determinate circostanze. O ancora: cosa ci impedisce, con gli strumenti a disposizione, di permettere l’audizione a distanza di testimoni o periti?»

E’ più grillino dei grillini…
«Questo lo lascio giudicare a lei (ride). Però mi trovo in un certo senso solo a difendere le mie idee su questi temi. Questa maggioranza alla Camera ha cancellato pure alcune buone norme che erano nel testo uscito dalla commissione, come quella che prevedeva l’arresto obbligatorio in flagranza di reato corruttivo. Ho provato – e proverò – a ripristinarla al Senato».

Dal testo è rimasto fuori anche il carcere per gli evasori.
«L’evasione fiscale non può non essere una priorità politica del governo. Sarei stato assolutamente favorevole a un provvedimento di quella natura».

Su tutta questa cautela, influisce forse il fatto che per la Lega non sia un periodo felice sul fronte giudiziario?
«Non so, leggo che ci sono diverse indagini aperte…»

Nemmeno per la sinistra italiana è un periodo felice.
«Io resto convinto che le ragioni che ci avevano convinto a lanciare Liberi e Uguali oggi siano ancora più valide. Certo le divisioni non aiutano. Articolo Uno ha scelto di far nascere una nuova forza… rossoverde mi pare… non so. Ma loro si basano sulla doppia ipotesi che si scindano Cinque Stelle e Pd. Scommettere in politica non fa bene. Io credo serva ancora un partito di sinistra, autonomo, alternativo al Pd. Quello per cui mi avevano chiamato un anno fa».

Gli stessi che ora tornano verso il Pd…
«Anche questo lo dice lei».