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    Signor Presidente della Repubblica, Autorità, colleghi, gentili ospiti,

    è con grande piacere e con orgoglio che vi do il benvenuto nell’Aula di Palazzo Madama per l’inizio delle celebrazioni che, in Italia e nel mondo, avranno luogo quest’anno per il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri. Ringrazio i relatori presenti: il ministro Franceschini, che ci illustrerà il piano di iniziative che si snoderanno a partire da oggi, il professor Enrico Malato, che ci introdurrà all’opera, al pensiero e all’importanza di Dante Alighieri, e il card. Gianfranco Ravasi, che saprà senz’altro restituirci un’immagine luminosa dell’uomo e del Poeta nel suo rapporto col divino, e sarà latore del messaggio di Papa Francesco.

    Nel 1865, pochi anni dopo l’Unità d’Italia, per il Sesto Centenario della nascita di Dante in tutto il Paese ci fu un grande fervore di iniziative per celebrare la ricorrenza. Commemorazioni, conferenze, discorsi solenni non si contarono, anche in province e comuni non ancora riuniti allo Stato, ma che intendevano, attraverso quei gesti, affermare il loro legame storico e sentimentale con l’Italia appena unificata. In ogni centro, dalle grandi città ai più piccoli paesi, strade e piazze furono intitolate, e lo sono ancora oggi, a Dante; furono erette statue, affisse lapidi, intitolate scuole, segnalate con targhe località, edifici o situazioni a qualsiasi titolo ricordati o citati da Dante nella sua opera. Quel fermento vide insieme la volontà di rendere omaggio, nel modo più solenne, al sommo Poeta – ritenuto a ragione il “padre della lingua italiana” – ma anche quella di assumere Dante come simbolo della nuova Italia nata dal Risorgimento. Del resto è lui stesso a rivolgersi con la sua lingua a un pubblico di italiani – “le genti del bel paese là dove ‘l si suona”, per usare un suo verso – in un momento storico in cui non esisteva ancora il concetto di Italia come comunità nazionale.

    Nel 1965, Settimo Centenario della nascita, le celebrazioni furono vissute come l’occasione del riscatto dalle rovine morali e materiali della seconda guerra mondiale, attraverso il recupero dei valori più alti della nostra tradizione culturale. Noi oggi ci ricolleghiamo idealmente a quegli anniversari per ritrovare l’entusiasmo dell’appartenenza a quell’Italia già profetizzata da Dante, per ribadire la volontà di riscatto morale attraverso la cultura, e infine per rinnovare l’omaggio a Dante il cui valore è universalmente riconosciuto, come dimostra il fermento di iniziative e di studi che in tutto il mondo circondano il nostro Poeta da almeno tre secoli.

    L’attualità di Dante risulta infatti sempre viva in ogni settore della cultura, della scuola, ma anche fuori dagli ambienti accademici, prova ne sia la moltiplicazione e la grande affluenza di pubblico all’antica consuetudine delle Lecturae Dantis diffuse in ogni parte d’Italia e all’estero: contributo prezioso alla circolazione del messaggio poetico dantesco, stimolo alla lettura e alla riscoperta soprattutto della Divina Commedia, e di cui avremo oggi, grazie alla generosità di Roberto Benigni, un esempio insieme efficace e profondo. Una “lettura”, la sua, che ha già avuto successi e riconoscimenti per aver saputo, mantenendo il massimo di adesione al modo e al tono della lettura antica, far rivivere e trasmettere a tutti noi l’emozione di una poesia che vive da settecento anni nell’ammirazione e nell’amore dei lettori in tutto il mondo.

    Avremo poi il privilegio di essere i primi ad ascoltare un estratto dell’inedita iniziativa del Maestro Nicola Piovani, quella di “rivestire” di musica – moderna, ma “sintonizzata” con quella medievale – pagine poetiche pensate e scritte per essere accompagnate da una musica antica ormai perduta, e giunte a noi nei nudi testi letterari. Si aprono dunque oggi le celebrazioni dei 750 anni dalla nascita di Dante. Per i prossimi sei anni, fino al 700° anniversario della morte, nel 2021, la figura e l’opera del Poeta saranno una presenza che ci accompagnerà frequentemente. L’auspicio è che queste ricorrenze siano anche l’occasione per riscoprire e attualizzare il Poeta e la sua poesia, simbolo imprescindibile della identità culturale dell’Italia e degli italiani. 

     

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