Condividi

    Care ragazze, cari ragazzi, cari docenti,

    è davvero con gioia, anche a nome del presidente Baldelli, che vi do il benvenuto nell’Aula del Senato della Repubblica.

    Il Senato, così come la Camera dei Deputati e il Miur, è da sempre molto sensibile a tutti quei progetti che hanno l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alle Istituzioni, rendendoli protagonisti e non spettatori della vita del nostro Paese. Ormai sono poco più di due anni che sono Presidente del Senato e molte volte ho partecipato a giornate come questa eppure, ogni volta che agli studenti è data l’opportunità di esprimere i propri talenti e la propria visione del mondo, con l’entusiasmo e la passione di cui sono capaci, rimango stupito dai risultati. Avete approfondito con fantasia e acume molti aspetti cruciali della vita quotidiana e delle prospettive del nostro Paese: penso all’attenzione che avete dedicato al tema della giustizia sociale, della solidarietà e del lavoro; a quello  della legalità, a me molto caro; all’esercizio delle libertà individuali e collettive sancite dalla nostra carta fondamentale; alle soluzioni che avete elaborato per tutelare e valorizzare il nostro unico e straordinario patrimonio paesaggistico e culturale. Mi hanno colpito il vostro coraggio e la vostra maturità nell’affrontare con considerazioni profonde e per nulla banali temi complessi come immigrazione, accoglienza e integrazione.

    In questo senso siete già stati, proprio attraverso il lavoro che avete svolto, non solo lettori ma interpreti della Costituzione: sono lieto che nei vostri elaborati voi l’abbiate “vissuta” e abbracciata completamente rendendo questo giorno non solo un piacevole diversivo rispetto alla quotidianità dello stare in classe ma anche e soprattutto un’esperienza intellettuale e civica che, ne sono certo, farà fiorire in voi una consapevolezza più forte dei vostri diritti e delle vostre responsabilità. E’ allora proprio a partire dalla vostra ormai acquisita dimestichezza con la Costituzione che voglio riflettere insieme a voi sull’aspetto che, a mio parere, rende la nostra carta fondamentale così affascinante: essa è infatti capace di disegnare un orizzonte cui tendere piuttosto che definire solo un insieme di regole e principi cui doversi attenere. Ad esempio, l’articolo 2 recita:

    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

    I “diritti inviolabili” non cadono quindi dal cielo, non sono dati per sempre ma richiedono un impegno quotidiano, tanto individuale quanto collettivo, attraverso il quale consolidarli, aumentarli, allargarli, difenderli ogni volta  riteniamo siano minacciati dalle contingenze della storia. Nello stesso articolo, appena dopo aver menzionato i diritti inviolabili, si citano i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. I diritti non vengono da soli, vengono subito messi in relazione ad alcuni doveri cui un cittadino non può sottrarsi. E’ come se la nostra carta fondamentale volesse subito darci una lezione che possa essere applicata a tutti gli aspetti della nostra vita: non esiste diritto senza dovere, non esiste risultato senza sforzo, non esiste vittoria senza impegno. In una parola possiamo dire questo: in un sistema democratico non esistono “scorciatoie”: ogni deviazione da questa regola fondamentale presuppone un torto, una scorrettezza, a volte un reato. Tenetelo a mente ogni volta che vi troverete, come tutti ci siamo trovati nella vita, di fronte a un bivio: da una parte un favore, una raccomandazione, un sopruso. Dall’altra la dignità, la bellezza e la fierezza di un comportamento onesto, etico, responsabile. Non abbiate dubbi, magari all’inizio potrà sembrarvi più facile e più comodo cedere, ma alla lunga scoprirete che la competizione vera è solo con voi stessi e vi assicuro che non c’è moneta che valga il rifiuto di quello che Paolo Borsellino definiva “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

    Ma dobbiamo fare attenzione: non possiamo ridurre la cittadinanza solo a un insieme di diritti e di doveri. Un cittadino non può davvero considerarsi tale senza una partecipazione attiva e consapevole, sia come singolo che come associato, alla vita della comunità. E dunque la vera cittadinanza non può prescindere dall’assunzione di responsabilità e di poteri nei confronti della comunità di appartenenza, deve essere “cittadinanza attiva”. È questo il senso – ben più profondo e più autentico – che l’essere cittadino porta con sé. È la consapevolezza, da parte di ciascuno di noi, del proprio ruolo sociale, è il riconoscimento della responsabilità di ogni individuo rispetto alle scelte collettive. È il coinvolgimento dei cittadini nella vita delle loro comunità, e quindi nella democrazia, nelle politiche pubbliche e nel processo decisionale.

    La politica è un’attività antica e nobile, è l’amministrazione della comunità ai fini del bene comune, è la creazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Tutti voi siete chiamati a partecipare, a esprimere la vostra opinione, che concorre a formare l’opinione della comunità di cui siamo parte e a orientare e determinare la decisione politica. Solo così si riduce il divario tra i cittadini e le istituzioni, si accorciano le distanze tra la società e la politica. Per queste ragioni non lasciatevi mai convincere che la politica – e con essa lo Stato e le Istituzioni – sia una dimensione lontana dalle vostre vite, dai vostri progetti, dalle vostre speranze. In un momento storico in cui i giovani disertano le elezioni e si allontanano dalla vita pubblica e dalla politica, il vostro impegno è fondamentale per il progresso della nostra società e del nostro Paese. Alcuni di voi domenica saranno chiamati per la prima volta ad esprimere il proprio voto alle elezioni amministrative: fatelo, non lasciate che siano altri a decidere per voi.

    Condividi