Intervento a conclusione dell’iniziativa Lezioni di Costituzione

Un sentito ringraziamento alla Presidente Boldrini, che ci ospita in quest’Aula, alla Ministra per l’istruzione, l’università e la ricerca, Stefania Giannini, e a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di questo progetto.

 Care ragazze e ragazzi, docenti tutti,

Sono davvero felice che voi siate qui, che abbiate passato due giorni all’interno del Senato e della Camera, che ormai potete considerare davvero casa vostra, e voglio farvi arrivare forte e chiaro il mio messaggio di plauso ed i miei più sinceri complimenti  per il serio e impegnativo percorso di approfondimento, svolto sulla legge fondamentale della nostra comunità nazionale: la Costituzione.

Avete affrontato temi di grande interesse – dalla tutela del patrimonio artisticoambientale al diritto al lavoro, dall’accoglienza allo straniero alla lotta contro la violenza di genere – con la vostra creatività, con i mezzi più diversi, dandoci idee che solo voi, animati dal vostro entusiasmo, potevate avere. Ma vi è un’idea che anch’io voglio contribuire a richiamare alla vostra attenzione: la legalità.

Cultura della legalità è qualcosa di più della semplice osservanza delle leggi, delle regole; è un sistema di principi, di idee, di comportamenti, che deve tendere alla realizzazione dei valori della persona, della dignità dell’uomo, dei diritti umani, dei principi di libertà, eguaglianza, democrazia, mirabilmente enunciati nella Costituzione, che devono però trovare costante attuazione come metodo di convivenza civile, come un patrimonio insostituibile da difendere e da rafforzare da parte di tutte quante le componenti sociali e da voi in particolare.

Eppure oggi dilagano facilmente passioni tristi: la frenesia di arricchirsi a qualunque costo, la passione degli affari e del lucro, la ricerca del benessere e dei godimenti materiali, la rassegnata attesa dell’eroe, del leader, che risolva d’un sol colpo i nostri problemi, la cura esclusiva del proprio interesse particolare da parte dei cittadini e talvolta, ahimè, anche da parte delle istituzioni, realizzando il paradosso di “società democratiche ma non libere”. Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, con un immagine fascinosa, raffigura la democrazia come un compito mai finito, un processo in continuo svolgimento: non un abito esteriore di regole, ma un atteggiamento interiore che dà corpo alle istituzioni. Non c’è democrazia, afferma, senza un ethos conforme e diffuso; la più democratica delle costituzioni è destinata a morire, se non è animata dall’energia che è compito dei cittadini trasmetterle.

Dovrete essere voi a dare nuova energia alla nostra democrazia e alle istituzioni con la cultura della partecipazione, della trasparenza e della responsabilità, riavvicinandovi alla politica, facendola vostra, portando dentro i partiti, dentro i movimenti, i giornali, le imprese, il vostro entusiasmo e i vostri valori, e pretendendo l’impegno di tutti i cittadini onesti che, non dimenticatelo mai, sono molti di più dei criminali, sono tanti, e insieme possono essere la vera forza di cambiamento.

L’impegno quotidiano di ciascuno di noi, nelle aule scolastiche così come nelle aule parlamentari, serve a garantire alle future generazioni la possibilità di vivere in un Paese con questi stessi ideali e valori. L’educazione è l’investimento più vantaggioso per un Paese, un investimento che produce diritti e opportunità. Per questo auguro a voi, ragazze e ragazzi, di avere il coraggio di creare e difendere, ogni giorno e in ogni occasione, un orizzonte culturale che ponga al centro i valori della carta costituzionale. Nello stesso tempo vi auguro di saper riconoscere e cogliere ogni opportunità che la vita vi darà, perché, se la lascerete sfuggire, ci vorrà molto tempo prima che si possa ripresentare. Mi viene in mente la preghiera di Tommaso Moro: “Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.”

Un adulto come me, d’altro verso, può imparare tanto da ragazzi come voi: a gioire e a stupirsi di cose semplici, a vivere l’entusiasmo e a chiedersi tanti perché, a reagire alle prepotenze e ad indignarsi di fronte alle ingiustizie, a credere nelle proprie idee e soprattutto a coltivare la speranza di cambiare il mondo e di veder realizzati i propri desideri, i propri sogni. Senza che vi abbattiate una cosa posso dirvela: andrete incontro a sonore sconfitte, a momenti di sconforto, di delusione. Cancellate dal quaderno della vostra vita le parole: ansia, insicurezza, menzogna. E scrivete, al loro posto, una sola parola: coraggio. Non fatevi fermare dagli ostacoli. Andate avanti. Non perdete di vista i vostri obiettivi. Siate come l’acqua! L’acqua di un fiume fragile e zampillante alla sorgente che fluisce tra gli ostacoli che incontra, che accetta, senza lagnarsi, che le pietre traccino il suo cammino, che si crea le sue, talvolta dolorose, anse, ma che acquista a

poco a poco la forza degli altri fiumi che incontra, che può anche scomparire, diventando un fiume carsico sotterraneo, per poi riemergere, ma senza perdere mai di vista il proprio obiettivo: il mare. Se ci guardiamo indietro tanti obiettivi sono stati raggiunti e tanti muri, tante barriere, tanti pregiudizi sono stati superati. Venivamo da venti anni di dittatura quando ragazze e ragazzi poco più grandi di voi, con idee tra loro anche molto diverse, scelsero di dare vita alla lotta partigiana: da lì nacque la nostra Costituzione.

Pochi anni più tardi su un autobus, negli Stati Uniti, una donna di colore, stanca dopo una dura giornata di lavoro, decise di non alzarsi e di non lasciare il suo posto ad un bianco. Pensate: Rosa Parks venne arrestata per questo. Quello che non si arrestò però fu il movimento dei diritti civili che nacque quel giorno e che portò dopo pochi mesi a dichiarare incostituzionale la segregazione razziale. Quel movimento era guidato da un pastore protestante, Martin Luther King, l’uomo che scolpì nella storia una frase: Io ho un sogno. Il suo sogno era racchiuso in poche parole: tutti gli uomini sono uguali. Esattamente quello che è scritto nell’articolo 3 della nostra Costituzione.

Dom Helder Cãmara, chiamato “il vescovo delle favelas” o anche “il vescovo rosso”, una volta disse: “Se uno coltiva dentro un sogno che non condivide con gli altri, il suo resta “solo un sogno”. Ma se molti hanno lo stesso sogno, allora lì comincia a nascere qualcosa di concreto, di vero, di reale”.

Per questo vi chiedo di sognare in grande, e di sognare insieme: solo così, con la forza della vostra onestà e delle vostre idee, potremo sperare di rendere migliore questo nostro, straordinario Paese.

 

Grazie