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    Signor Presidente della Repubblica,

    Vorrei unirmi alle parole della Presidente Boldrini per esprimere lo sgomento e il dolore insopportabili per la morte nel Canale di Sicilia, a nord della costa libica, di centinaia di migranti in cerca di speranza e di vita. Drammaticamente nelle ultime ore è giunta notizia di un analogo naufragio di migranti davanti alla costa orientale di Rodi e di altre due imbarcazioni al largo della Libia che l’Italia sta soccorrendo in questi momenti. Una vera catastrofe umanitaria. Sono certo di parlare a nome di tutti i presenti dicendo che al turbamento delle coscienze e ai sentimenti di umana pietà devono seguire azioni immediate della nostra Unione Europea che da oggi deve intraprendere un nuovo corso politico, lungamente atteso, perché questo non accada mai più.

    Desidero ringraziarla, Signor Presidente, a nome mio e dei colleghi Presidenti dei Parlamenti dell’Unione Europea per averci voluto ricevere al Palazzo del Quirinale, il luogo che simboleggia la nostra unità nazionale. La sua profonda sensibilità per i temi europei sarà di stimolo e incoraggiamento per tutti noi, che nel ruolo di Presidenti delle Assemblee rappresentative dell’Unione, ci impegniamo per rendere più intensi e produttivi il dialogo e la cooperazione fra i parlamenti e fra questi e le istituzioni europee, perseguendo con determinazione l’affermazione dei comuni valori europei. Sono certo di interpretare un’opinione condivisa sottolineando che quanto più incisivo e recepito sarà il contributo delle istituzioni democratiche che rappresentano direttamente i cittadini, tanto più saldo sarà il difficile processo di costruzione della casa comune europea.

    Signor Presidente, il bilancio delle iniziative di cooperazione interparlamentare che il Parlamento italiano ha tenuto nel semestre di Presidenza conclusosi nello scorso dicembre, è estremamente positivo. Nel difficile momento storico che l’Unione vive per il peso della crisi e per gli effetti delle fratture geopolitiche e di sicurezza ai nostri confini, abbiamo ritenuto doveroso affrontare temi cruciali, direi esistenziali, che toccano il nostro modello di crescita e sviluppo; la nostra capacità di agire da attore geopolitico secondo il peso e le responsabilità che ci competono; la nostra determinazione nel procedere verso più intense forme di integrazione economica e politica. Le riunioni si sono così articolate sui temi della governance economico-finanziaria; della politica estera e di sicurezza comune; dei diritti fondamentali; dello sviluppo agricolo e industriale; della crescita e dell’occupazione. Un impegno corale del Senato della Repubblica e della Camera, che posso assicurarle è stato ampiamente ripagato dalla qualità e dall’intensità dei dibattiti e del lavoro. E vorrei oggi cogliere l’occasione per ringraziare i Presidenti dei Parlamenti dell’Unione per avere assicurato la loro attiva e dedicata partecipazione.

    Signor Presidente, individuare nuove vie per rilanciare la crescita e lo sviluppo è una necessità vitale che risponde a due esigenze parimenti urgenti: contrastare gli effetti duraturi della crisi sui nostri sistemi produttivi, i livelli di occupazione e la vita quotidiana dei cittadini dell’Unione; e avversare il forte senso di sfiducia che questi ultimi spesso nutrono per le istituzioni e per il progetto europeo, come ha mostrato la crescita di movimenti e forze politiche populiste e anti-europee. I risultati conseguiti sono di grande importanza: così il rafforzamento degli strumenti di governance, preventivi e correttivi; il giusto accento sulle riforme strutturali che gli Stati membri sono chiamati ad adottare per consolidare le finanze pubbliche; la creazione dell’Unione bancaria. Io sono fermamente convinto che non si debba abbandonare la via delle regole e del rigore, ma che sia altrettanto necessario individuare nuove e originali risposte che rilancino e ammodernino in profondità il modello europeo di crescita, per una maggiore competitività dell’Unione nel consesso internazionale.

    Il tema dei diritti è strettamente connesso alla riflessione sul rilancio dell’Unione europea come modello di crescita equilibrata e come attore globale. La crisi ha posto al centro dell’attenzione e del dibattito la necessità di consolidare o garantire i diritti soggettivi che sono iscritti nei Trattati e nella Carta europea dei diritti fondamentali: penso al diritto al lavoro, o ai diritti elencati sotto la voce comune “solidarietà”. Fenomeni come la criminalità organizzata transnazionale e il terrorismo, impongono una riflessione sulla necessità di strumenti comuni idonei a rispondere alle istanze dei sicurezza dei cittadini, senza mai intaccare la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali che fa dell’Unione un modello di riferimento internazionale. A proposito dei negoziati in corso sui trattati internazionali, fra cui quello di libero scambio con gli Stati Uniti, a me sembra che debbano prevedere un ruolo incisivo e partecipativo dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo, e un accesso pieno alle informazioni e ai documenti.

    La Conferenza in corso si concluderà, infine, con una sessione sul rafforzamento del dialogo politico, un processo che negli ultimi anni si è consolidato e costituisce ormai la vera spina dorsale nell’interlocuzione tra parlamenti nazionali e istituzioni dell’Unione. Lo dimostra la circostanza che dei 600 contributi trasmessi in media dai parlamenti nazionali alla Commissione e al Parlamento europeo solo poco più del 15% sono pareri motivati, espressi secondo la procedura di allerta precoce per il controllo del principio di sussidiarietà. A me sembra che i parlamenti degli Stati membri vadano sempre più orientandosi verso un dialogo che entra nel merito delle scelte politiche e legislative dell’Unione. E’ nostro compito, come Presidenti, rendere i contributi sempre più efficaci e puntuali, esercitando una forte azione di stimolo sui nostri due interlocutori principali: sulla Commissione europea, affinché le risposte ai documenti trasmessi dai parlamenti nazionali siano il più possibile rapide e circostanziate; sul Parlamento europeo, perché tenga sempre più conto di quegli stessi documenti all’atto di predisporre le relazioni sulle proposte legislative.

    Signor Presidente, concludo riaffermando il nostro profondo e sincero europeismo, davanti a lei che incarna l’unità e i valori di una Nazione che sente l’Europa iscritta indelebilmente nella mente e nell’anima. Il legame che ci unisce all’Unione e ad ognuno dei Paesi fratelli che la animano viene da lontano, da un’identità condivisa, forgiata dalla storia e cementata dalla memoria della barbarie che ha sconvolto il continente troppe volte e che abbiamo giurato di non consentire mai più. Le nostre origini, Signor Presidente, ci vincolano tutti a un futuro comune. Credo che questa semplice consapevolezza potrà guidare noi parlamentari, cui spetta l’alto dovere di rappresentare i cittadini negli organi democratici, a ricordare che non ci occupiamo solo di norme, direttive e regolamenti, ma soprattutto di viva e pulsante umanità.

    A nome di tutti, ancora grazie Signor Presidente.

     

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