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    Care senatrici, cari senatori, è questa la prima seduta che mi vede nel ruolo di Presidente, ed è quindi con non poca emozione che mi accingo a dare avvio ai lavori dell’Assemblea.

    All’emozione per questo importante momento istituzionale e personale si unisce la commozione per la scomparsa di Antonio Manganelli.

    Un eccezionale servitore dello Stato, hanno detto tanti, tutti, in queste ore. Eccezionale nel senso di non comune, di difficile da trovare, per intelligenza, umanità, onestà, competenza, dedizione, e per la rara concomitanza in una persona sola di tutte queste doti assieme.

    Come Presidente del Senato mi unisco alle espressioni di stima e rispetto unanimemente espresse dal mondo istituzionale. Ma lui era per me anche un caro e affettuoso amico, con il quale avevo avuto occasione di collaborare più volte nel corso della mia carriera in Magistratura. Più volte le nostre vite si erano incrociate.

    Antonio Manganelli è stato protagonista di alcuni momenti fondamentali della mia vita professionale: lo ricordo accompagnare Tommaso Buscetta in aula, nel corso del maxi-processo a Cosa nostra dove ero giudice a latere; lo ricordo, da componente della Commissione Centrale per i programmi di protezione nei confronti dei testimoni e collaboratori di giustizia, nella sua veste di Direttore del Servizio Centrale di Protezione; lo ricordo Questore bravissimo nella realtà tanto difficile di Palermo, dove ero arrivato da Procuratore.

    In tutti questi e altri momenti è stato per me fondamentale punto di riferimento perché, oltre alla sua esperienza di raffinato ed intelligente investigatore, sapeva mettere in campo squadre di uomini che con lui condividevano gli stessi ideali e gli stessi valori.

    Negli ultimi anni, da Procuratore nazionale antimafia, ho avuto modo di collaborare quasi quotidianamente con Antonio, prima designato al vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza, quindi all’incarico di Capo della Polizia, un riconoscimento dovuto alla sua vita e alla sua carriera, al servizio reso allo Stato a protezione dei cittadini onesti e contro ogni forma di criminalità.

    Di lui ricordo la semplicità, l’affettuosità e la lealtà con cui quotidianamente sapeva relazionarsi con gli uomini da lui diretti. Era un Capo rispettato e amato, che sapeva farsi carico della responsabilità e del peso, anche impopolare, che spesso comporta ricoprire cariche così importanti.

    Mi auguro che questa sua testimonianza possa essere di esempio per tutte le donne e gli uomini che quotidianamente, nelle forze dell’ordine, mettono la loro vita al servizio dello Stato.

    Sono certo di interpretare il sentimento di unanime cordoglio e commozione di tutti voi e del Paese nell’esprimere l’affetto alla moglie Adriana, alla figlia Manuela e a tutti i familiari di Antonio Manganelli.

    Il Paese ha perso un grande poliziotto, un grande uomo, io ho perso anche un amico.

    Invito l’Assemblea ad osservare, in sua memoria, un minuto di silenzio e di raccoglimento.

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