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    Cari Colleghi,

    desidero per prima cosa ringraziare il Presidente del Consiglio degli Stati della Confederazione svizzera Raphael Comte per l’accoglienza calorosa nella città di Berna e l’organizzazione della diciassettesima riunione dell’Associazione dei Senati d’Europa e di questa conferenza sul contrasto al terrorismo internazionale. Il continente europeo vive un serio momento di difficoltà e trasformazione, dovuto all’intreccio di cause interne ed esterne. Penso ai conflitti in corso ai nostri confini, all’instabilità geopolitica dovuta alla frammentazione di Stati e di territori, ai flussi migratori e di profughi, alla crisi economica, alle diseguaglianze che minacciano la coesione sociale, al calo demografico. Penso al terrorismo internazionale. E penso alla crisi delle alleanze politiche e delle organizzazioni regionali e internazionali. Io credo, da un lato, che siano infondati e pericolosi quei sentimenti di impotenza e catastrofismo che strumentalizzano movimenti nazionalisti e populisti; e, dall’altra, che il multilateralismo, la cooperazione politica e la diplomazia siano l’unica via per affrontare i problemi e prevenire una comune marginalizzazione geopolitica.

    Il terrorismo che ci troviamo a fronteggiare è un fenomeno per molti versi inedito: radicato territorialmente in Medio oriente e strettamente intrecciato con le contese geopolitiche e i “conflitti per delega”, alimentato da traffici delittuosi e da sostegni esterni, si avvale di una retorica comunicativa globale che trova condizioni fertili al radicalismo nelle marginalità e nelle esclusioni delle società europee. Le strategie di contrasto richiedono quindi una pluralità di interventi: geopolitici, informativi, investigativi e giudiziari, finanziari, sociali. Un impegno che non è affatto esclusivo degli esecutivi ma chiama in causa i parlamenti, che devono vigilare sulle politiche dei governi e la loro rispondenza alle regole e ai valori fondanti dell’ordinamento.  La sfida che ci impegna nelle aule del Parlamento italiano è duplice: assicurare che la legislazione garantisca un equilibrio fra sicurezza e libertà e trovare un punto di incontro fra la riservatezza imposta dalle politiche di sicurezza e il riconoscimento alle assemblee legislative di effettivi spazi di verifica dell’operato dei governi e di partecipazione alla definizione degli indirizzi politici, al fine di garantire la corretta rappresentanza degli interessi dei cittadini. Sotto il primo profilo, l’anno scorso il Parlamento italiano ha approvato una legge che criminalizza condotte preparatorie tipiche del terrorismo attuale (come arruolarsi per commettere atti di terrorismo all’estero oppure preparare in concreto atti violenti acquisendo informazioni sull’uso di armi ed esplosivi); prevede strumenti investigativi come le intercettazioni preventive, le indagini elettroniche e sul web e i colloqui investigativi in carcere con detenuti che possono fornire informazioni utili a prevenire delitti di terrorismo; infine consente l’espulsione amministrativa di stranieri che compiono atti preparatori di sostegno ai terroristi. Completano il sistema di prevenzione e di repressione del terrorismo il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, un tavolo permanente di lavoro fra i servizi di informazione e le forze di polizia nel quale vengono condivise e valutate le informazioni sulla minaccia terroristica interna ed internazionale e al quale si collega anche un’Unità di crisi; e la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con funzioni di coordinamento delle indagini sul territorio nazionale. Auspichiamo che queste forme di massimo coordinamento e scambio informativo possano estendersi ed applicarsi in Europa e nel mondo.

    Per quanto attiene al controllo parlamentare, alle informative del governo in Aula e alle commissioni competenti sui temi di politica estera, di difesa e di sicurezza si aggiunge uno strumento particolarmente pregnante, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza, un organo bicamerale che verifica in modo sistematico e continuativo che l’attività del “sistema di informazione per la sicurezza” venga svolto nel pieno rispetto della Costituzione, delle leggi e dell’interesse esclusivo della Repubblica e delle sue istituzioni. Il Comitato dispone di ampi poteri conoscitivi che esercita in due forme principali: l’audizione del Presidente del Consiglio dei ministri, o del membro di governo delegato al settore, dei ministri che fanno parte del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, dei responsabili di vertice delle tre agenzie informative, e chiunque possa fornire utili elementi di informazione o di valutazione; l’acquisizione di copie di atti e di documenti relativi a procedimenti penali e inchieste parlamentari e di elementi informativi in possesso del sistema di sicurezza o della pubblica amministrazione. Il Comitato può effettuare accessi e sopralluoghi negli uffici del sistema di informazione per la sicurezza; controlla i documenti di spesa relativi a operazioni già concluse e ha competenze in materia di conferma della opposizione del segreto di Stato da parte del governo. Il Comitato presenta alle Camere una relazione annuale e quando necessario anche informative o relazioni urgenti. Una recente legge ha previsto che il Comitato esprima un parere preventivo sui provvedimenti con i quali il capo del governo dispone operazioni di intelligence all’estero con il concorso delle forze speciali della difesa in situazioni di crisi o emergenza che coinvolgano la sicurezza nazionale o gli italiani all’estero; e debba poi relazionare in Aula sull’efficacia di queste norme. Al Comitato che decida unanimemente di verificare la rispondenza di condotte dei servizi di sicurezza ai compiti istituzionali, non sono opponibili né la riservatezza né il segreto di Stato; se vengono accertati comportamenti illegittimi o irregolari il Comitato ne riferisce al capo del Governo e ai Presidenti delle Camere. Il Comitato è vincolato al segreto e lavora secondo modalità che garantiscono la riservatezza.

    Concludo. Credo, cari colleghi, che la cooperazione interparlamentare abbia molte potenzialità inespresse e credo che l’analisi congiunta e lo scambio di esperienze su temi di carattere transnazionale sia particolarmente fruttuoso perché nella mia precedente esperienza di Procuratore Nazionale Antimafia, impegnato in indagini di carattere internazionale, ho compreso che la cooperazione giudiziaria, di polizia e informativa sui fenomeni criminali che interessano più Paesi ha vitale bisogno di una chiara comprensione delle esigenze da parte dei governi e dei legislatori. Il controllo dell’operato dei servizi di sicurezza e delle politiche di lotta al terrorismo è un settore particolarmente importante perché si colloca esattamente al cuore del nostro lavoro: rappresentare i diritti dei cittadini garantendo un corretto equilibrio fra sicurezza, libertà e democrazia. Grazie.

     

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