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    Cari giornalisti, cari colleghi,

    come ogni anno ci troviamo a Palazzo Giustiniani in occasione del tradizionale incontro con la Stampa Parlamentare per gli auguri di fine anno, e per tracciare, sulla base delle riflessioni del presidente dell’Associazione Sergio Amici – che ringrazio – una sorta di bilancio .

    L’anno che si sta per concludere è stato segnato da eventi tragici in molte parti del mondo, luoghi in cui cittadini inermi sono stati trasformati cinicamente in obiettivi del terrorismo: da Bamako a Beirut, da Garissa a Parigi. Con gli attentati in Francia è stata colpita al cuore l’intera Europa. In questo momento di grande instabilità internazionale – preoccupano anche le tensioni fra Turchia e Russia – il Governo italiano sta mostrando la giusta determinazione, insieme alla necessaria calma e ragionevolezza. La strada dell’unità, sia interna che internazionale, è imprescindibile. Non possiamo correre il rischio di ripetere i gravi errori del passato, quando gli interventi militari sono stati pianificati senza predisporre strategie lungimiranti per costruire alternative politiche e istituzionali tali da unire in pace le diverse componenti etniche e religiose dei Paesi in crisi. Una visione di medio e di lungo termine risparmierà altre vittime, sofferenze, crisi economiche e instabilità. In questa direzione è un segnale molto positivo la firma in Libia l’altro ieri di un accordo fra i Parlamenti di Tobruk e Tripoli per costituire un governo di unità nazionale, grazie al lavoro delle Nazioni Unite e con il contributo determinante dell’Italia. Non possiamo nasconderci che ci sono ancora molte difficoltà da superare per giungere ad un governo unitario effettivo che controlli il territorio, le tante milizie che vi operano e le avanguardie terroristiche che lo stanno infiltrando. Ma si tratta di un passo che va nella giusta direzione, quella del primato della politica e della diplomazia come premesse per la stabilità e la pace.

    Più in generale non dobbiamo lasciare che gli atti barbari di alcuni ci possano spingere, per ignoranza, paura, rabbia o strumentalizzazioni, ad accettare la logica dello scontro tra civiltà o tra religioni: questo farebbe il gioco dell’Isis e di tutti i gruppi fondamentalisti. Come già avvenuto nella nostra storia, contro il terrorismo politico interno e lo stragismo mafioso, dobbiamo combattere la barbarie con gli strumenti dello Stato di diritto e della democrazia, proteggendo i diritti fondamentali e la libertà di credo di ogni persona, che sia cittadino, residente, ospite, profugo o migrante. In questa battaglia culturale, per porre l’accento su ciò che ci unisce e non su ciò che ci divide, ho voluto personalmente invitare al tradizionale concerto natalizio il Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il Presidente delle Comunità Ebraiche in Italia Renzo Gattegna e il Segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia Abdellah Redouane, e li ringrazio per aver accettato il mio invito. La loro presenza, accanto a quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà un segnale di straordinaria unità, di rispetto reciproco e di amicizia, e spero possa interrompere l’uso ridicolo, se non blasfemo, dei simboli religiosi per strumentali battaglie politiche.

    Presidente Amici,

    il 2015 ha visto il secondo e fondamentale passaggio delle Riforme istituzionali in questo ramo del Parlamento, un percorso che si chiuderà nel prossimo anno con il referendum. Per rispondere alla sua sollecitazione: la strada scelta e votata a maggioranza dai deputati e dai senatori non è quella del “Senato delle garanzie” ma quella di un Senato espressione delle autonomie territoriali. La sfida dei prossimi anni sarà quindi attuare quanto previsto, anche sperimentando nuove forme di esercizio della funzione rappresentativa caratterizzate da un migliore raccordo con i territori e da un’efficace proiezione nella dimensione europea. Il Senato non sarà quindi relegato a una funzione di museo soprattutto se, e ne sono certo, si valorizzerà l’importanza politica delle funzioni non legislative: penso alle funzioni di indirizzo, di controllo e di valutazione delle politiche pubbliche. Sarà interessante seguire questo cammino e vedere come politici, funzionari e studiosi sapranno caratterizzare queste nuove funzioni in termini parlamentari e in una prospettiva evolutiva del nostro sistema.

    I senatori hanno saputo affrontare questi passaggi con impegno e passione, mostrando tutti, pur da posizioni diverse, di avere a cuore il futuro del Senato e delle nostre Istituzioni. Non posso nascondere che la passione sia a volte sfociata in situazioni paradossali – ricordo ad esempio le decine di milioni di emendamenti presentati – o in scontri dai toni e dai gesti di infimo livello. Ho sempre cercato di gestire queste situazioni senza drammatizzazioni, proponendo quando necessario le dovute sanzioni. Il dibattito parlamentare è fatto di tante componenti, e il ricorso a ostruzionismo, esagerazioni e atti teatrali fa parte della storia delle Istituzioni, naturalmente all’interno di limiti che non possono essere superati. Se però i gesti e le parole volgari delegittimano chi li utilizza più che le Istituzioni, i 17 mesi di stallo sulla Consulta hanno rischiato di compromettere seriamente l’immagine del Parlamento. Sono felice che ora la Corte Costituzionale abbia raggiunto il suo plenum, e rinnovo ai tre nuovi giudici i miei migliori auguri di buon lavoro. Voglio però invitare tutti i partiti a riflettere sulla necessità di superare in futuro, nell’interesse comune, rigidità eccessive e strumentalizzazioni da un lato e l’utilizzo del voto segreto per sfogare malesseri interni ai Gruppi parlamentari dall’altro.

    Sulla mancanza del numero legale per il voto finale sulla riforma della Rai, non penso che si possano imputare responsabilità alla presidenza, che non può certo garantire la presenza dei singoli senatori, ciascuno dei quali deve sentire la responsabilità di partecipare ai lavori parlamentari in ogni fase, sia in Aula che in Commissione, per adempiere agli obblighi del mandato ricevuto dagli elettori con “disciplina e onore”, come previsto dall’Art. 54 della Costituzione.

    Presidente Amici,

    il Parlamento dovrà affrontare il prossimo anno questioni importanti che necessitano, come ha giustamente rilevato, dell’impegno unitario dei partiti per trovare le soluzioni migliori. Sono contento di poter dire che ieri abbiamo finalmente calendarizzato a gennaio la delega sugli appalti e il Ddl sulle unioni civili. Sulle intercettazioni, la diffamazione e la necessità di una riforma del “sistema giustizia” – che garantisca maggior efficienza e rapidità – non torno nello specifico perché sono argomenti trattati in precedenti appuntamenti con la stampa e sui quali non ho cambiato posizione. Non solo: su questi temi ho speso interventi e indicato proposte sin da prima di spostarmi in politica. Sottolineo che rimangono sempre di grande attualità e che ne va accelerato, quindi, l’iter legislativo. In merito al conflitto di interessi, invece, siamo oltre ogni ragionevole ritardo: una legge chiara in materia metterebbe le Istituzioni al riparo da possibili rischi di abuso, e legherebbe i rappresentanti politici a responsabilità precise e non a polemiche talvolta strumentali.

    La sua riflessione sulla necessità che anche la società civile e i corpi intermedi debbano superare corporativismi e rendite di posizione mi trova assolutamente d’accordo. Nel nostro Paese, sin dalle prime proposte di liberalizzazione, si è avuta la sensazione plastica che ciascuno sia pronto a stigmatizzare i privilegi altrui mentre difende strenuamente i propri, anche a costo di sostenere posizioni antistoriche. Un cambio di passo in questo senso è indifferibile: occorre superare gli egoismi di parte al fine di beneficiare tutti di un sistema più libero da vincoli, più aperto alla concorrenza, più competitivo, in grado di creare un ambiente produttivo che possa cogliere velocemente i benefici delle innovazioni e in questo modo favorire la crescita.

    Quel mio appello al mondo dell’antimafia, presidente Amici, è stato un grido di dolore. Un dolore enorme, perché io ricordo con precisione il momento in cui la società civile – siciliana prima, e nazionale poi – si scoprì fieramente in lotta contro il dominio mafioso. Quel momento in cui Falcone e Borsellino potevano affermare: “la gente fa il tifo per noi”. Ricordo che non servivano grandi strutture per tappezzare Palermo di lenzuola bianche, per incontrare i cittadini nelle piazze a manifestare o a unirsi in interminabili catene umane, per sostenere anche solo con un abbraccio o un sorriso “le donne del digiuno”, per raccogliere migliaia di firme e dare al nostro Paese la più bella e innovativa legge sulla confisca e l’utilizzo dei beni confiscati. Se quello era il profumo della primavera di Palermo, gli ultimi mesi sono stati senz’altro “l’inverno del nostro scontento”.

    Dopo 30 anni di impegno civile, eccezionale per forma, per partecipazione e per risultati, si vedono crepe troppo profonde in questo mondo a tutti i livelli: nella magistratura, nella politica, nell’imprenditoria, nell’associazionismo. Per questo ho voluto richiamare questo mondo, che è anche il mio, ad una profonda riflessione al proprio interno, anche per non prestare il fianco a chi cerca di cavalcare i singoli scandali per delegittimare una lunga storia di riscatto sociale e morale che va invece difesa con orgoglio. Per usare una metafora presa dall’economia, forse è il momento di immaginare una “decrescita felice” nell’antimafia per tornare a privilegiare il contatto umano, l’approfondimento e le proposte concrete al protagonismo, al sensazionalismo, alla corsa ai finanziamenti, che hanno finito per dare l’idea che ci sia stato un allontanamento dallo spirito originario. Per questo spero che nel corso del prossimo anno si moltiplichino le occasioni di incontro e di riflessione, di dialogo e di confronto, non per lanciare accuse l’uno all’altro, ma per ritrovare insieme nuove forme di impegno. Non mi stancherò di ripetere che l’obiettivo è e resta il cambiamento culturale diffuso, la denuncia alle autorità giudiziarie di ogni comportamento illecito, il rifiuto del compromesso, l’isolamento delle mafie, il sostegno alla magistratura che le combatte e la loro definitiva sconfitta con gli strumenti dello stato di diritto.

    Sulla base della sua sollecitazione, presidente Amici, commento volentieri le frasi di Vecchioni sulla Sicilia. La premessa è che da un uomo come lui, che da tanti anni vive di parole, le trasforma in arte, in canzoni, in romanzi, e quindi conosce il peso delle frasi e gli usi anche distorti che se ne possono fare estrapolandole da un contesto più ampio, ci si sarebbe aspettata una maggiore attenzione. Mi sembra però riduttivo racchiudere tutto il suo ragionamento in quella singola frase: per essere onesti intellettualmente è giusto concentrarsi sulla sostanza delle sue osservazioni, una volta chiarito che era una dichiarazione di amore verso la Sicilia, un amore tradito e quindi rabbioso. Vi ho letto soprattutto il dispiacere di vederla umiliata dall’indifferenza, dall’approssimazione, dalla sfiducia e, consentitemelo, dall’incapacità di rompere le catene che inchiodano la mia bellissima terra ad un presente molto al di sotto delle sue potenzialità. Ci sono delle responsabilità precise che non possono essere taciute: la criminalità, la corruzione, ma anche lo sperpero delle risorse pubbliche e una politica clientelare hanno danneggiato nei decenni, in maniera profonda, il suo tessuto economico e sociale. D’altro canto troppo spesso come siciliani ci siamo sentiti spettatori del nostro futuro e non possibili protagonisti. Ma, a ben guardare, ogni giorno vive e combatte una Sicilia che non intende arrendersi. Il modo migliore di rispondere a quello che in molti hanno vissuto come un attacco è uno scatto d’orgoglio nel difendere la propria terra anche dalle piccole inciviltà quotidiane che, sommate, danno l’idea di sciupare le mille bellezze artistiche, storiche, culturali che come siciliani abbiamo avuto in dono alla nascita. Non possiamo permettere che quell’inestimabile patrimonio di storia e bellezza sia sottovalutato, denigrato, perduto. Per farlo dobbiamo unirci: ciascuno può essere protagonista e partecipe della riscossa morale per restituire piena dignità alla nostra isola, bella e maledetta. E questo vale non solo per la Sicilia, ma per tutto il meridione.

    Permettetemi prima di chiudere di annunciare una novità che può interessare tutti i cittadini. Ogni anno sono più di 50 mila i visitatori di Palazzo Madama. Da oggi questo numero può diventare molto più ampio grazie alla pubblicazione nel sito del Senato di un tour virtuale, con una selezione delle immagini più significative, un’ampia documentazione scritta e una guida audio degli ambienti più importanti. La prossima settimana, il tour sarà disponibile anche come “app” da installare su tablet o smartphone. E nei prossimi mesi, ci auguriamo di poter ampliare la visita virtuale ad altri ambienti, magari ascoltando i suggerimenti degli utenti. Intanto, chi è interessato può vederla oggi stesso, nel computer che è stato predisposto in questa sala.

    Nel salutarci voglio rassicurarvi sul fatto che i tabulati delle votazioni, che più volte come Associazione avete richiesto, saranno disponibili da gennaio in tempo reale e secondo modalità che definiremo insieme. Sono certo che questo migliorerà il già ottimo rapporto che, da sempre, unisce il Senato all’Associazione Stampa Parlamentare.  Ringraziandovi per l’attenzione con cui quotidianamente seguite i nostri lavori, rivolgo a voi tutti, e ai vostri cari, i migliori auguri di Buone Feste.

     

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