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    Signore e Signori,

    è con grande emozione e grande gioia che vi do il benvenuto nell’Aula di Palazzo Madama in occasione della celebrazione del trentesimo anniversario della scomparsa di Eduardo. Lo cito con il solo nome di battesimo perché è così che tutti lo ricordiamo. Dopo che Sandro Pertini lo nominò senatore a vita per i suoi altissimi meriti nel campo artistico e letterario, disse a Enzo Biagi una frase che mi ha sempre colpito: «Non chiamatemi Senatore, ci ho messo una vita per diventare Eduardo».

    Sono certo che non volesse sminuire il valore di quella nomina considerandola solamente onorifica, ma in effetti nessuna qualifica e nessun titolo, se non parzialmente, può contenere tutte le sfumature di un uomo che era anche scrittore, regista, attore, poeta, uomo di cultura. Abbiamo voluto intitolare questo percorso “Cantata delle parole chiare. Voci dal teatro di Eduardo in Senato” proprio perché è stato un uomo profondamente radicato nella realtà – della quale ci ha offerto, con estrema originalità, spaccati magistralmente rappresentativi – facendo della sua Napoli lo specchio del mondo. Disse di se: “A partire dal 1945 in poi non c’è stata commedia scritta da me che non abbia riflettuto aspetti della realtà sociale italiana” L’artista Eduardo, dunque, non è mai disgiunto dall’Eduardo impegnato nell’analisi e nella critica dei paradossi della realtà. Al teatro De Filippo assegnava una funzione morale, una funzione pedagogica, una funzione di rinnovamento. Esempio ne sia il dibattito stimolante che seguì la prima di Filumena Marturano, dove veniva affrontata la problematica a lui cara della condizione dei figli illegittimi e l’idea stessa di famiglia.

    A testimonianza del suo impegno a favore dei più deboli ascolteremo fra poco  dalla sua inconfondibile voce una piccola parte dell’intervento che tenne in quest’Aula il 23 marzo 1982, in cui illustrava la sua interpellanza a favore dei ragazzi dell’Istituto penale minorile di Napoli. Questo articolato intervento  tocca, di fatto, anche molti altri temi ed è, in sé, un piccolo capolavoro, non solo letterario, anche morale e civile. A lui dobbiamo una definizione suggestiva del Teatro: “Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male”.  Chi ancora oggi si accosti all’opera senza tempo, eterna, di Eduardo non può che esserne profondamente toccato. Noi non possiamo che essergliene grati. Grati per tutto ciò che con la sua ricca produzione ci suscita: le emozioni, i pensieri, le lacrime e i sorrisi. Rimarrai sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori.

    Grazie Eduardo.

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