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    Gentile Ministra, Autorità, ragazze e ragazzi, gentili ospiti, benvenuti al Senato della Repubblica. Sono felice di ospitare in quest’Aula la celebrazione del bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis, uno dei più illustri critici letterari del nostro Paese, insigne politico e primo Ministro della Pubblica Istruzione dell’Italia Unita. Grazie a chi si è impegnato con noi per realizzare al meglio questa giornata: il Ministero dell’Istruzione, la Fondazione De Sanctis, la Rai, che sta trasmettendo in diretta la cerimonia, i relatori Eugenio Scalfari e Giorgio Ficara, che ci guideranno nella complessità e nell’attualità del pensiero di De Sanctis, e Fabrizio Bentivoglio, che leggerà alcune pagine importanti della sua opera. Grazie infine al maestro Veronesi, alla mezzosoprano Anna Maria Chiuri e a tutti i musicisti dell’orchestra del Festival Pucciano: ci avete regalato alcuni minuti di purissima arte e intensa bellezza. De Sanctis è stato prima di tutto un uomo che ha profondamente amato la sua professione di insegnante, che esercitò sin dalla gioventù e per lunghi tratti della sua vita. Se la sua più importante e celebre opera, la Storia della Letteratura italiana, è un’opera letteraria e storica al tempo stesso, anche la sua vicenda biografica è ugualmente improntata ad un fecondo intreccio tra due attività: «La mia vita – ha scritto lo stesso De Sanctis – ha due pagine, una letteraria, l’altra politica, né penso a lacerare nessuna delle due». Con l’unificazione dell’Italia, di cui abbiamo pochi giorni fa celebrato l’anniversario, Francesco De Sanctis fu eletto per la prima volta in Parlamento, venendo poi confermato anche nelle successive sette Legislature. Come uomo delle Istituzioni si dedicò profondamente al tema dell’istruzione pubblica. Mi ha particolarmente colpito un passaggio dell’intervento con cui presentò al Parlamento il suo programma come Ministro: “Dichiaro che l’istruzione popolare sarà la mia prima, la mia incessante cura, e che non poserò insino a che non abbia preso tutti i provvedimenti che potranno acchetare la mia coscienza in questa deplorabile situazione di cose. Enrico IV diceva: io sarò contento quando potrò ottenere che l’ultimo de’ miei sudditi possa la domenica mangiare un pollo. E noi saremo contenti quando in Italia l’ultimo degli Italiani saprà leggere e scrivere”. Nel rileggere i discorsi e le considerazioni di De Sanctis è impressionante constatare quanti spunti ancora vivi e attuali si possano rintracciare nelle riflessioni politiche di questo grande pensatore, che pure era prima di tutto un letterato e che più di ogni altro ha contribuito a fissare i caratteri fondamentali della nostra storiografia letteraria così come ancora oggi la conosciamo e la studiamo, nelle scuole di ogni ordine e grado. Non è un caso, del resto, che le considerazioni storiche, letterarie, politiche e filosofiche di De Sanctis abbiano ispirato e guidato i più importanti esponenti della cultura italiana. Secondo Benedetto Croce nell’ambito della letteratura italiana dell’Ottocento, cito, «la sola opera di De Sanctis per originalità di stile non meno che di pensiero si eleva alla grande arte ed è il monumento maggiore della nostra letteratura» in quanto «narra il romanzo della vita d’Italia, ne rappresenta al vivo il dramma e ne canta la lirica, la grande lirica di aspirazione al rinnovamento spirituale». In un momento storico come quello attuale, nel quale si manifestano preoccupanti sintomi di crisi dei vecchi modelli politici e culturali, di frustrazione sociale e di ripiegamento individualista, è necessario più che mai confrontarsi costantemente con il pensiero dei grandi intellettuali italiani, capaci di elaborare una narrazione vitale dei risvolti politici, filosofici, letterari delle nostre vicende passate in una prospettiva di evoluzione e di progresso della comunità nazionale. Care ragazze, cari ragazzi, fate fin da ora tesoro di questa possibilità, andate sempre in profondità e non fermatevi mai alla sola superficie delle cose. Usate al meglio i vostri anni come studentesse e studenti, arricchitevi di conoscenze che un giorno vi aiuteranno a realizzare i vostri sogni e a essere cittadini in grado di rendere migliori la nostra Italia e la nostra Europa. Vedervi riempire questi scranni insieme ai vostri professori – che ringrazio per lo straordinario impegno con il quale svolgono un mestiere difficilissimo – riempie il mio cuore di fiducia per il nostro domani. Grazie.

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