Intervista del 5 novembre 2019 su Il Fatto Quotidiano

Giuseppina Occhionero è stata eletta con Liberi e Uguali (LeU), il raggruppamento dell’ex procuratore Pietro Grasso. Poi nell’ottobre scorso è passata nelle file renziane di Italia Viva. Come collaboratore aveva scelto Antonino Nicosia, fermato ieri con l’accusa di associazione mafiosa. Il decreto di fermo è stato firmato dal procuratore aggiunto Paolo Guido, il magistrato che con Grasso ha condiviso il lavoro a Palermo quando ques t’ultimo era capo della Procura.

Grasso lei ha mai incontrato Nicosia?
Mai conosciuto.

E i suoi rapporti con la Occhionero?
L’ho incontrata poche volte, solo alle riunioni di gruppo. Prima della sua elezione non la conoscevo personalmente e anche dopo non c’è stata occasione di lavorare assieme. Se me lo avesse chiesto, le avrei certamente consigliato grande prudenza e la massima attenzione. Anche solo una visita in carcere ai detenuti, quando non si conoscono i propri collaboratori o i codici mafiosi, può avere grandi conseguenze.

Ha provato imbarazzo, come capo di LeU, per questa vicenda?
Assolutamente no, Nicosia era collaboratore, peraltro allontanato, della Occhionero, non mio. E poi ci sono le intercettazioni in cui si evince
che era lui ad essere in difficoltà: si preoccupava del fatto che avrei potuto scoprire i suoi precedenti penali. Questa inchiesta però dimostra anche altro: ossia che Cosa Nostra cerca ancora i rapporti con la politica, continua ad infiltrarsi nelle istituzioni. LeU imbarazza chi vuole infiltrarsi: è un dato positivo. E noi ne
siamo orgogliosi.

Secondo i pm palermitani ci sono anche conversazioni in cui si evince che Nicosia cercava altri sponsor politici perchè essere associato a lei lo “avrebbe messo in difficoltà con l’associazione mafiosa”. I politici dovrebbero fare maggiori controlli sui propri collaboratori?
Io l’ho sempre fatto, ma sui miei collaboratori. Però una volta che il parlamentare viene eletto, la gestione della propria funzione non è sottoposta a un controllo del gruppo politico o del partito. È cura di chi si avvale dei collaboratori sapere chi si mette dentro. Io sono stato pure presidente di una commissione per l’ammissione dei candidati.

Per i pm grazie alla presenza della deputata, Nicosia avrebbe potuto incontrare i detenuti “al di fuori di qualsivoglia controllo da parte della polizia penitenziaria”. Vi è bisogno di più controlli durante le visite ispettive in carcere?
I parlamentari devono controllare che vengano rispettati i diritti dei detenuti. Bisogna tutelare questa funzione. Ma i politici devono essere accompagnati dalla polizia penitenziaria e dal direttore del carcere. Posso parlare solo delle condizioni di vita in cella, se si parla di altro deve essere segnalato. Io però sono dell’idea di evitare l’i ngresso dei collaboratori. Maggiore attenzione poi quando i contatti sono con chi si trova al 41 bis: i detenuti al carcere duro non devono avere alcune possibilità di comunicare su temi al di fuori delle condizioni carcerarie, neanche durante le visite ispettive dei parlamentari.