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    Cari colleghi, gentili ospiti,

    è per me un piacere e un onore accogliere in Senato la signora Aung San Suu Kyi.
    La sua è una storia umana e politica che non ha bisogno di presentazioni, tanto è stata conosciuta, vissuta e partecipata anche in Italia. Sono tanti i motivi che hanno fatto di lei, signora San Suu Kyi, un punto di riferimento importante per tutti, soprattutto per i più giovani. Il suo è un esempio di forza non violenta, di amore per il proprio Paese e per il proprio popolo, di ferma determinazione, di gentilezza rivoluzionaria. Le dichiarazioni che abbiamo potuto leggere in questi giorni sono in questo senso paradigmatiche.

    Due mi hanno colpito particolarmente, e credo che in queste si possa racchiudere tutto il senso della sua eccezionalità: “Ho scelto una strada e l’ho seguita. Tutto qui. La mia è stata una vita di scelte, non di sacrifici”. L’altra, detta in risposta a chi le ha chiesto se sentisse il peso dell’eredità di suo padre, il principale artefice dell’indipendenza del Paese ucciso quando lei aveva solo due anni, è lapidaria: “Non sento il peso del passato, sento quello del futuro”.

    Dette da lei, che per quasi vent’anni è stata privata della libertà e degli affetti più intimi, queste frasi acquistano il senso di una lezione di vita, di testimonianza per tutti coloro che sono chiamati a prendere delle decisioni. Il coraggio di seguire le proprie scelte, il senso di responsabilità verso i giovani, verso il futuro.
    Anche durante gli anni bui degli arresti domiciliari, la sua voce è stata per il mondo intero un faro sui diritti umani in Birmania. Una voce forte, coraggiosa e coerente, che ha posto il tema della tutela dei diritti umani e delle libertà democratiche in Myanmar all’attenzione della comunità internazionale.

    Il Myanmar è per l’Italia un interlocutore importante, con il quale il nostro Paese ha sempre mantenuto un dialogo costruttivo e consapevole. L’assunzione da parte del Myanmar della Presidenza dell’Associazione delle nazioni dell’Asia Sud-Orientale – prevista per il 2014, ovvero nello stesso anno in cui l’Italia avrà la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea – non potrà che rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali, anche in ambito economico e commerciale.
    Dobbiamo però ricordare che non può esserci sviluppo economico senza rispetto dei diritti fondamentali, senza tutela della dignità umana. Non c’è vera crescita senza democrazia. Se non si riducono le disuguaglianze sociali e non si tutelano i diritti e le libertà individuali, nella sfera privata così come in quella sociale e politica, lo sviluppo di un Paese resta fragile e precario. Crescita non è soltanto produzione di reddito e di ricchezza, ma soprattutto istruzione, formazione, assistenza sanitaria, libertà di espressione e di informazione e partecipazione ai processi decisionali.

    Dal 2011 i segnali di transizione del Myanmar verso un regime democratico sono sempre più numerosi e incoraggianti. Alcune misure sono state già approvate ed è ora al centro del dibattito politico una revisione della costituzione vigente.
    In Italia questo processo è seguito con attenzione tanto dall’opinione pubblica e dalla società civile quanto dalle istituzioni. L’Italia non ha mai cessato di dialogare con il suo Paese e intende accompagnarlo verso un futuro di prosperità, diritti e democrazia.
    Proprio la settimana scorsa il Senato ha approvato all’unanimità un ordine del giorno con il quale si impegna il Governo a garantire sostegno, in Unione Europea e nelle sedi internazionali, all’ulteriore evoluzione del processo democratico in Myanmar, anche nella prospettiva delle elezioni politiche del 2015. Noi auspichiamo che si giunga ad una rapida maturazione in Myanmar di una democrazia sostanziale, in cui ciascuno possa direttamente contribuire attraverso l’impegno politico al futuro del Paese.

    Le sfide che il Myanmar è chiamato ad affrontare sono complesse. La duplice transizione, dalla chiusura economica agli scambi commerciali internazionali, e dal regime militare a un governo democratico, richiede tempo, impegno e genuino sostegno internazionale. Il Senato è pronto a dare il proprio contributo perché i diritti fondamentali, civili e politici, del popolo birmano siano pienamente riconosciuti, tutelati e promossi, e perché la riconciliazione, la pace prendano il posto del conflitto. Sono certo che l’incontro di oggi e le sue parole potranno offrire molti spunti di riflessione, e saranno importanti anche per noi.
    Lei ci chiede di usare la nostra libertà per aiutare la vostra, così giovane e fragile. E io sono qui oggi per garantirle che il sostegno del Senato italiano e di tutta l’Italia al suo popolo non mancherà mai.
    Grazie.

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