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    Signor Presidente della Repubblica, per me è un onore e un piacere formularle gli auguri più sinceri in occasione delle feste del Santo Natale e fine anno, anche a nome della Presidente della Camera, del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Presidente della Corte Costituzionale, delle Autorità civili e militari, e di tutti i presenti. Noi tutti le siamo profondamente grati per avere assunto il 3 febbraio la gravosa responsabilità di Capo dello Stato, grazie all’ampia convergenza di forze politiche sulla sua storia personale e istituzionale, e riponiamo assoluta fiducia sulla sua capacità di incarnare i valori della Costituzione e l’unità del Paese.

    L’anno che volge al termine è stato segnato da iniziali e parziali segnali di ripresa dalla gravissima crisi economica, che confortano sulla correttezza del percorso intrapreso dal Governo, internamente e nell’ambito dell’Unione europea, e che al tempo stesso impongono un impegno stringente, coerente e corale per ridurre le diseguaglianze, sottraendo alla marginalità e all’incertezza chi è rimasto indietro, e per restituire prospettive e speranza in particolare ai più giovani. In questa direzione, è essenziale ridare vigore al processo di integrazione per fare uscire l’Europa (sono sue parole, Signor Presidente) “da una logica emergenziale che la rende debole e meno credibile” perché storicamente “non c’è mai una stata crescita democratica separata da una crescita del lavoro e delle opportunità di sviluppo”. Nella stessa direzione è urgente anche rafforzare la partecipazione democratica ai meccanismi decisionali dell’Unione, secondo rinnovati equilibri fra Stati membri, istituzioni europee, corpi sociali e cittadini europei; e incrementare sostanzialmente il peso geopolitico dell’Unione nel mondo, perseguendo unità di intenti e solidarietà fra i Paesi membri.

    L’anno in corso è stato importante e fruttuoso, sotto diversi profili. Penso al pieno successo dell’Esposizione Universale di Milano, che come lei ha ricordato è stata prova di unità nazionale, e che ha proposto politiche globali di distribuzione delle risorse più eque e coerenti con il futuro del pianeta e delle prossime generazioni.

    L’attività parlamentare, condizionata da un lato dalla forte frammentazione politica e dall’instabilità nella composizione dei gruppi, e dall’altro dall’esteso ricorso agli strumenti della decretazione d’urgenza e delle questioni di fiducia,  ha visto l’approvazione di una serie di importanti riforme. Fra queste è di particolare rilievo il procedimento costituzionale in corso, di revisione del bicameralismo paritario, che conferisce al Senato della Repubblica nuove vesti e nuove funzioni. Accogliendo i suoi condivisi appelli, finalmente mercoledì notte il Parlamento ha eletto i tre nuovi giudici della Corte costituzionale, ai quali auguriamo di cuore buon lavoro. L’auspicio è che in futuro prevalga fra le forze politiche il senso di responsabilità, e che la libera espressione delle posizioni politiche non debba più tradursi in stalli così prolungati da mettere a rischio il funzionamento di organi costituzionali cruciali nella vita della nostra democrazia.

    Di quest’anno conserviamo purtroppo anche due serie di immagini drammatiche. Quelle delle vite spezzate di migranti e profughi in fuga da guerre e persecuzioni e quelle delle vittime di feroci atti di terrorismo che hanno colpito l’Europa e molti altri luoghi. A proposito dei flussi di rifugiati, l’Italia è stata di esempio al mondo, unendo al turbamento delle coscienze azioni concrete per affermare nei fatti il dovere, morale e giuridico, di accogliere coloro che hanno diritto alla protezione internazionale, con il concorso delle articolazioni centrali e periferiche dello Stato. Al tempo stesso il Governo ha promosso un nuovo corso politico dell’Unione, già lungamente atteso, basato sulla solidarietà e sulla responsabilità che grava su ciascun Paese e tutti collettivamente, coerente con i valori iscritti nei Trattati e nella storia dell’Europa. Quanto al terrorismo internazionale, siamo determinati a non cedere alla paura e a combattere la barbarie con gli strumenti dello Stato di diritto e del multilateralismo, rispettando i diritti fondamentali e la libertà di credo di cittadini, residenti, ospiti, profughi e migranti. La via da perseguire è l’unità e la coesione della comunità internazionale per affrontare le fratture geopolitiche all’origine di questo fenomeno attraverso una strategia politica lungimirante per garantire a tutte le componenti etniche e religiose dei Paesi in crisi i giusti diritti. In questa direzione il recente accordo in Libia per la costituzione di un governo di unità nazionale, favorito dalle Nazioni Unite con il ruolo determinante dell’Italia, è un segnale incoraggiante di primazia della politica e della diplomazia.

    A nome di tutti i presenti, Signor Presidente, rivolgo un caro augurio ai militari, ai civili e ai volontari italiani impegnati nelle missioni di pace e nei diversi contesti internazionali per sostenere con la propria dedizione e umanità, a nome del Paese, la sicurezza, la pace, la stabilità geopolitica, i diritti fondamentali e la dignità delle persone.

    Signor Presidente, il suo forte impegno contro la mafia e la corruzione è motivo di sprone per noi tutti. Anche quest’anno è stato caratterizzato da indagini e processi che svelano inquietanti intrecci di criminalità, politica, amministrazione pubblica e società, cementati da favoritismi, collusione e corruttela e dominati dall’abuso dei fondi e dei beni pubblici. Questi fenomeni sono specchio di degrado etico della politica e del Paese cui dobbiamo fare fronte attraverso un’azione complessa che comprende interventi legislativi, giudiziari e amministrativi ma anche la profonda ricostruzione etica e normativa dei partiti politici, secondo il dettato costituzionale.

    Sono certo di interpretare il più fermo e sincero proposito di tutti affermando che noi moltiplicheremo l’impegno personale e delle istituzioni che abbiamo l’alto onore di servire affinché si concretizzino le tante, e fondate, ragioni di speranza e ottimismo. Noi tutti dobbiamo coltivare la consapevolezza di essere un Paese cardine del Mediterraneo, dell’Unione europea e di tutto l’ordine internazionale, che guarda al futuro muovendo dalla storia millenaria di culla del pensiero, dell’arte, del diritto e dei diritti. Un Paese forte di una società civile solidale e matura, di istituzioni democratiche capaci di rinnovarsi e rafforzarsi, di una diplomazia stimata e di forze armate inclini al dialogo e all’umana comprensione.

    Signor Presidente, lei ha avuto modo di richiamare “l’esigenza di recuperare il senso dell’unità del nostro Paese che consenta ai nostri concittadini di sentirsi davvero parte di una comunità”, richiamando il dovere che grava anzitutto sugli organi costituzionali. Auspico che questo suo alto impegno induca le forze politiche a superare egoismi, contrapposizioni e particolarismi con la lungimiranza che deriva dalla responsabilità di dovere rappresentare la sovranità popolare e i valori iscritti nella storia della nostra democrazia. Con questi sentimenti di gratitudine, Signor Presidente, le rinnovo a nome di tutti gli auguri più sinceri.

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