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    Autorità, gentili ospiti,

    è per me un vero piacere partecipare ai lavori dell’Assemblea nazionale amianto voluta dalla Commissione di inchiesta del Senato sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. L’incontro di oggi riunisce i principali interlocutori istituzionali per riflettere su temi delicatissimi che hanno a che fare con la salute, con la malattia, con la prevenzione e con la giustizia, per riflettere sullo stato di applicazione delle iniziative legislative, su quanto le Istituzioni devono ancora fare per superare il rischio di esposizione all’amianto e assicurare la tutela di tutti coloro che sono stati colpiti da patologie correlate, infine per dare piena giustizia ai familiari delle vittime.

    Sono passati più di 20 anni da quando in Italia si è riconosciuta la pericolosità dell’amianto: è dal 1992 che è stata vietata l’estrazione, l’importazione, il commercio e l’esportazione di amianto e materiali contenenti amianto. Sono state bandite le lavorazioni con amianto come materia prima e, di conseguenza, l’esposizione degli addetti in tali ambiti sono quasi scomparse. Rimane tuttavia l’esposizione di lavoratori in quelle attività che prevedono la rimozione, la bonifica e lo smaltimento dei tanti manufatti che nel corso degli anni sono stati realizzati. Quello dell’esposizione all’amianto è un tema che non  riguarda solo il nostro Paese. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero dei casi di malattie legate all’amianto nell’UE è compreso tra 20.000 e 30.000 all’anno, ed è destinato a crescere.

    Come attestano i dati presenti nel registro tumori, sussistono ancora numerose occasioni di esposizione dei cittadini che a vario titolo vivono o lavorano in edifici o strutture in cui è presente tale sostanza. Questo perché le attività di risanamento ambientale non sono state sistematiche e complete, e perché non esiste un obbligo generale di dismissione e smaltimento dei materiali contenenti amianto. La relazione finale approvata nella scorsa legislatura dalla Commissione di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro conferma in modo inequivocabile quanto detto e sottolinea che l’amianto “continua ad essere presente in moltissimi edifici e manufatti, ponendo problemi per la sua eliminazione” e che l’ampia diffusione nei “decenni passati ha (…) determinato un numero elevato di persone destinate ad ammalarsi, il cui picco di manifestazione si avrà nei prossimi anni, a causa dei lunghi periodi di latenza delle patologie asbesto-correlate, primo fra tutti il mesotelioma pleurico”.

    Il percorso delle norme in materia è stato lungo, complicato, difficile, ma alcuni significativi passi avanti li possiamo finalmente dare per acquisiti, a partire dalla legge contro gli Ecoreati, per la quale ci siamo tutti battuti sin dall’inizio della Legislatura. Con la legge di stabilità per il 2015 le cifre a disposizione del Fondo per le vittime dell’amianto sono state estese, in via sperimentale e fino al 2017, ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia  per esposizione familiare con lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto o per esposizione ambientale comprovata. Nel dolore e nella sofferenza anche questo rappresenta un passo in avanti. Ulteriori significativi interventi sono poi previsti dall’art. 56 del disegno di legge cosiddetto “collegato ambientale”, che il Senato ha approvato lo scorso 4 novembre ed ora è all’esame della Camera dei deputati. Il provvedimento, di cui è auspicabile una sollecita approvazione, introduce un credito d’imposta per coloro che effettuino, nell’anno 2016, interventi di bonifica dall’amianto su beni e strutture produttive ed istituisce un Fondo destinato ad interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto.

    E’ il segno, finalmente, di una seria preoccupazione del Parlamento per l’attività di bonifica, il cui completamento è davvero una emergenza oggi in Italia. Rivolgo a tutti i presenti un sentito ringraziamento per aver accolto l’invito a questa iniziativa: sono certo che grazie al Vostro autorevole contributo, anche in termini di analisi della situazione attuale, riusciremo a formulare proposte condivise per un testo Unico che le Istituzioni possano far proprio. Devo confessare che quando si parla di amianto non posso non pensare alla frase che mi disse Romana Blasotti nel mio studio, quando insieme alla delegazione delle vittime dell’amianto venne a sollecitare l’approvazione della legge sugli Ecoreati: “Io ho perso 5 familiari, e ormai ho finito le lacrime”.

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