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    Autorità, Gentili ospiti,

    è per me un grande piacere ospitare in Senato questo seminario di studio dedicato al tema di importanza vitale della tutela dell’ambiente e della promozione della legalità in questo settore anche attraverso la repressione e prevenzione dei troppi illeciti che mettono a repentaglio l’integrità del nostro ecosistema. Quella odierna è un’occasione preziosa per riflettere su una questione di straordinaria attualità per il Paese, per l’Europa e per l’intero pianeta.
    Devo partire dalla constatazione che per troppo tempo i crimini contro l’ambiente sono stati considerati come reati “minori”. Una convinzione erronea ed estremamente pericolosa che si scontra con le dimensioni drammatiche del fenomeno, che ha assunto un carattere internazionale e che si interseca strettamente con la criminalità organizzata mafiosa e transnazionale. Secondo dati recenti il fatturato delle cosiddette “ecomafie” solo in Italia sarebbe di circa 16 miliardi di euro all’anno e coinvolgerebbe oltre 300 clan malavitosi. Si tratta naturalmente soltanto di stime, che danno però la misura della latitudine del fenomeno.

    Le indagini della magistratura e delle forze di polizia hanno ormai ampiamente svelato l’interesse della criminalità mafiosa per il traffico e l’illecito smaltimento dei rifiuti pericolosi, per l’abusivismo edilizio, il saccheggio dei beni archeologici, il commercio illegale di specie animali e vegetali protette, i traffici nella filiera agroalimentare, negli incendi boschivi che quasi mai sono di origine spontanea. I proventi generati dall’illecito ambientale rafforzano le mafie e inoculano nel tessuto economico e finanziario enormi capitali illeciti.
    Gli illeciti ambientali sono particolarmente insidiosi perché offendono una pluralità di interessi pubblici, di beni giuridici, dalla salute all’incolumità pubblica, dalla conservazione dell’ecosistema all’economia del Paese.
    Basti pensare allo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi, che è causa di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni agricoli. Il costo del corretto smaltimento può rappresentare per imprenditori privi di scrupoli un incentivo a liberarsi di rifiuti pericolosi in modo illegale a un costo fino a dieci volte inferiore a quello dello smaltimento regolare.
    Si rifletta sull’abusivismo edilizio, che lungi dal conoscere crisi continua ad espandersi proprio in un periodo di estrema sofferenza per l’edilizia legale. Si tratta di un fenomeno che in un Paese che detiene un patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale tutto unico al mondo assume connotati devastanti.

    Devo per fortuna registrare nel Paese un mutamento di prospettiva: si stanno radicando nella coscienza sociale l’interesse per l’ambiente e la consapevolezza della imprescindibile necessità della sua preservazione. Ma non basta. E’ assolutamente necessario prevedere interventi immediati di prevenzione e repressione decisa e convinta degli illeciti ambientali.
    Fino all’adozione del “Testo Unico” dell’ambiente del 2006 la normativa in materia era molto frammentata. Il “Testo Unico” ha rivisto e riorganizzato la normativa nazionale di base, conferendole una maggior sistematicità e prevedendo sanzioni relativamente più aspre. È intervenuta, poi, la Direttiva europea del 2008, la quale stabilisce che gli Stati adottino le misure necessarie per assicurare che taluni reati contro l’ambiente siano puniti con “sanzioni penali efficaci, proporzionali e dissuasive” e che anche le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili.
    Mentre la direttiva europea è stata recepita dall’Italia nel 2010 – secondo molti osservatori ed esperti in modo non del tutto soddisfacente – nel nostro codice penale mancano misure ad hoc per la tutela dell’ambiente. Vi si trova un titolo dedicato ai “Delitti contro l’incolumità pubblica” (quali l’incendio, l’adulterazione di sostanze alimentari, l’avvelenamento), che però non è non direttamente finalizzato alla tutela ambientale. Da molti anni il Parlamento sta esaminando l’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale ma non è ancora stato possibile raggiungere il risultato. Auspico che possa essere finalmente conseguito nel corso di questa Legislatura con una disciplina pregnante e al tempo stesso semplice e concentrata. Segnalo, a tal proposito, che sono attualmente all’esame delle Camere quattro disegni di legge – tre presentati alla Camera dei Deputati e uno al Senato – volti all’introduzione nel codice penale dei delitti contro l’ambiente.
    Il mio ruolo istituzionale non mi consente di entrare nel merito dei provvedimenti ma posso assicurare tutto il mio impegno in materia, nell’ambito delle mie prerogative.

    Per concludere vorrei sottolineare come serva un approccio strategico diverso. La tutela dell’ambiente in passato è stata considerata troppo a lungo come un costo aggiuntivo, un intralcio alla produzione e alla crescita. Non è così. Essa può rappresentare un’importante leva di sviluppo, soprattutto nell’attuale contesto di crisi economica e finanziaria. Gli interventi di stimolo dell’economia possono e devono prevedere misure volte alla conservazione e al miglioramento del patrimonio ambientale del Paese. La tutela di quest’ultimo è una necessità per i cittadini e insieme un’opportunità di sviluppo e di riconversione che dobbiamo saper cogliere.

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