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    Magnifico Rettore, professori, ricercatori, studentesse e studenti,

    è con grande piacere che torno qui dopo qualche mese dal nostro ultimo incontro. A giugno scorso fui infatti invitato a tenere una lectio per ricordare quella che fece Giovanni Falcone proprio qui pochissimi giorni prima i drammatici fatti di Capaci. Fu un’occasione particolarmente toccante per me, non solo perché ci confrontammo sui temi della lotta alla criminalità organizzata e della legalità – temi ai quali ho dedicato gran parte della mia vita – ma anche e soprattutto perché ogni incontro con gli studenti mi arricchisce intellettualmente e rigenera il mio ottimismo nel futuro.   Con la stessa emozione oggi partecipo all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2017-2018 di una Università di grande prestigio, che ha saputo dare nel corso della sua lunga storia uno straordinario contributo alla cultura del nostro Paese e non solo. Solo qualche giorno fa veniva qui conferita la laurea honoris causa in bioingegneria a Samantha Cristoforetti, un giusto riconoscimento ad una grande donna che dà con la sua competenza grandissimo lustro al nostro Paese: è il segno che questa Università è interprete di una dimensione internazionale che non può che generare preziosi frutti. Come è noto abbiamo inaugurato insieme – Senato, Università di Pavia e Cnr – un percorso che ci ha visto impegnati nel dar vita al Master “La lingua del diritto”, al fine di scrivere leggi più chiare e comprensibili per i cittadini, con un linguaggio efficace ed accessibile, a garanzia di democraticità per i cittadini.

    Da ex studente di giurisprudenza, da ex magistrato, ora da presidente del Senato, credo sia davvero uno sforzo importantissimo che va sostenuto con assoluta convinzione perché è anche nella “lingua del diritto” che si promuove la cultura della democrazia. Come ho avuto modo di dire alla presentazione del Master, usare le parole giuste significa permettere ai cittadini di riconoscersi nello Stato, di poter pensare e dire, per citare Piero Calamandrei, che lo Stato siamo noi.

    La presenza del Vice Segretario Generale di Palazzo Madama, Federico Toniato, testimonia l’attenzione che l’Amministrazione del Senato della Repubblica conferisce a questo progetto, una iniziativa che ha già mosso passi importanti e che ci auguriamo possa nel tempo costruire una solida alleanza tra il Parlamento e il mondo dell’università. Del resto l’università è il cuore pulsante del nostro futuro. In queste aule si forma ogni giorno una parte fondamentale del nostro domani, del nostro sapere, delle nostre speranze. Qui viene messo in discussione ciò che conosciamo e si creano i presupposti per nuove letture della realtà e per innovazioni scientifiche in grado di cambiare radicalmente la società. Per questo, come ci ha ricordato la presidente del Consiglio degli Studenti, il nostro Paese deve impegnarsi e investire di più nel diritto allo studio e nella ricerca. Dare piena attuazione ai principi costituzionali, significa, in prospettiva, garantire davvero l’uguaglianza, sostenere i “capaci e meritevoli”, migliorare il Paese, dargli la possibilità di crescere, prosperare, progredire. Viviamo in un mondo globalizzato, interconnesso, nel quale i cambiamenti procedono a una velocità mai sperimentata finora. L’apporto che la cultura e la scienza -tramite voi, care ragazze e cari ragazzi, cari docenti- possono dare alla politica e ai decisori, è indispensabile.

    A proposito di sfide. Non voglio sottrarmi alla richiesta che mi è stata fatta sullo Ius Culturae. Visto il momento delicato, mi limiterò a ripetere quanto già detto altre volte nei mesi scorsi: chi è escluso dalla vita comune, chi non esercita i diritti e i doveri di cittadinanza, chi è rinchiuso nelle periferie esistenziali delle nostre città è più debole, e quindi più vulnerabile al radicalismo ideologico e all’illegalità. Vale per tutti, italiani e stranieri. Integrare, riconoscere diritti, doveri e opportunità significa fare sicurezza, significa progettare in maniera lungimirante il futuro della nostra società. Io ho ribadito moltissime volte che sarebbe importante concludere l’iter del disegno di legge sulla cittadinanza in questo ultimo scorcio di Legislatura.

    Concludo.

    Ho trovato molto belle le parole di Elisabetta che propone di cambiare domanda da rivolgere agli studenti: non più “che cosa vuoi fare dopo” ma “che cosa pensi di poter fare”. Nel secondo interrogativo c’è spazio per la fantasia, la creatività, l’immaginazione; c’è la personalissima capacità di ciascun individuo di ripensare in altri termini ciò che sembra immodificabile; c’è la possibilità e l’ambizione di contribuire autonomamente e in prima persona allo sviluppo socio-economico-culturale del nostro Paese. Robert Kennedy amava citare le parole di un grande scrittore irlandese, George Bernard Shaw. Diceva che “alcuni uomini vedono le cose come sono e chiedono: perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo: perché no?» Cari ragazze e ragazzi, siate gli uomini e le donne che si domandano “perché no”. Mettetecela tutta perché dal vostro impegno dipende il cambiamento della nostra Italia: non limitatevi ad affrontare questi anni con l’unico obiettivo di laurearvi. Abbiate il coraggio di mettervi alla prova e di impegnarvi tanto sotto il profilo accademico quanto su quello della cittadinanza attiva. Siate protagonisti e non comprimari: abbiamo bisogno della vostra forza ideale e critica, delle vostre competenze, anche delle vostre rivendicazioni, per poter difendere e accrescere il pluralismo della nostra società; abbiamo bisogno delle vostre idee, delle vostre scoperte, delle vostre ricerche, della profondità dei vostri contenuti per riuscire ad affrontare le sfide, sempre più complesse, della contemporaneità.

    A voi – a chi inizia a muovere i suoi primi passi in questo prestigioso Ateneo e a chi si appresta a concludere i suoi studi – ai vostri docenti, al personale tecnico-amministrativo, ai ricercatori, ai dottorandi auguri di buon lavoro per questo Anno Accademico!

    Grazie.

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