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    Cari amici,

    sono particolarmente lieto di poter essere oggi presente per celebrare con voi gli 80 anni del Centro Sperimentale di Cinematografia in questa suggestiva cornice. Nel 1935 nasceva, per iniziativa del regista Blasetti – alla cui memoria è intitolato questo Teatro di posa – quella che è, insieme alla scuola di San Pietroburgo, la più antica scuola di cinema del mondo. E da allora il Centro è rimasto la più importante istituzione italiana di insegnamento, ricerca e sperimentazione nel campo della cinematografia; punto di riferimento di professionisti, autori e studiosi; centro propulsivo del cinema italiano.

    Queste mura parlano della nostra storia, di noi tutti, dei nostri costumi, delle nostre abitudini, delle nostre passioni. Non è un caso se tra le fila delle decine e decine di personaggi che qui hanno studiato, possiamo annoverare Pietro Ingrao. Qui in questa scuola, nei primissimi anni della sua istituzione, seguendo il suo sogno di diventare regista, ha potuto incontrare Alicata, Lizzani, Visconti e De Santis, e coltivare con loro una fede politica che poi lo ha portato a diventare un simbolo per noi tutti. Per la generazione di quel tempo il cinema era uno strumento che poteva avere un’enorme influenza sulla società, era il linguaggio per parlare con le masse, dove far confluire le riflessioni sulla necessità e la volontà di rinnovamento sociale. Ancora oggi il cinema rimane un faro che può illuminare l’attenzione del pubblico, uno strumento unico e straordinario per dire quel qualcosa che hai in mente, come si è espresso “sinteticamente” Ettore Scola qualche giorno fa alla Festa del cinema di Roma.

    La qualità dei risultati che questa Scuola ha prodotto è testimoniata dall’interesse e dall’apprezzamento che circonda dovunque il nostro cinema, spesso purtroppo più all’estero che nel nostro paese. Una qualità che nasce dalla passione nell’inventare, nel rappresentare vicende collettive e individuali, emozioni e sentimenti.

    L’incredibile vitalità che il cinema italiano sta dimostrando in questo momento si coniuga in maniera straordinaria con un’interazione generazionale, un legame che si è creato e che è ben visibile nel linguaggio cinematografico dei giovani registi, che lavorano in Italia e all’estero, dove è possibile scorgere chiari riferimenti e citazioni che rendono omaggio ai grandi maestri del dopoguerra.

    Indicatore di questa vitalità è la costante attenzione che la Scuola pone nei riguardi della ricerca e della sperimentazione di metodi e tecnologie innovative nel campo degli audiovisivi e della cinematografia in genere. In questo senso è apprezzabile l’attenzione rivolta ai nuovi linguaggi e ai cambiamenti nell’industria audiovisiva, che portano ad ampliare gli strumenti comunicativi insegnati nelle scuole diffuse in tutta Italia, non solo a Roma, ma anche a  Milano, Torino, L’Aquila e Palermo.

    Le linee guida del centro possiamo quindi riassumerle così: sperimentazione e attenzione al nuovo, al futuro che corre sempre più veloce; apertura all’estero, per portare fuori l’eccellenza di un’arte che tutto il mondo ci invidia; attenzione e rispetto per il passato. Di grande rilevanza è,infatti, l’attività svolta dalla Cineteca Nazionale, che conserva e valorizza da oltre 60 anni il patrimonio cinematografico italiano, retaggio della nostra creatività. Meritevole è, inoltre, l’instancabile opera di restauro delle opere significative dei grandi Maestri del cinema italiano, che tra queste mura hanno insegnato e coltivato le capacità artistiche delle nuove generazioni. Come la pellicola di Ettore Scola, La Terrazza, che oggi viene presentata in occasione della Festa del cinema di Roma.

    Certo, c’è molto da fare ancora per riprendere quella centralità nell’immaginario cinematografico mondiale che abbiamo avuto decenni fa, e molto dipenderà dal tipo di politiche culturali che si adotteranno nei prossimi anni per sostenere il cinema italiano sia in Italia che all’estero, sia nella fase produttiva che in quella distributiva. Proprio in questi giorni è iniziata la discussione di una Legge quadro in materia nella VII commissione del Senato con le audizioni dei rappresentanti e degli esperti del settore.

    Per concludere vorrei ringraziare quanti sono qui oggi e tutti coloro che in questi 80 anni hanno contribuito con il loro lavoro e la loro passione alla crescita di una scuola che, attraverso i decenni, ha saputo interpretare, dare voce all’espressione artistica e ai mutamenti sociali della nostra società. Le idee, i talenti, le storie non mancano nel nostro Paese: l’augurio più bello che posso farvi è di continuare a raccontarle ancora a lungo, e state certi che a nessuno verrà mai meno la voglia di guardarle.

    Grazie.

     

     

     

     

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