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    Autorità, Gentili ospiti, Cari colleghi,

    Con molto piacere porgo il saluto mio personale e del Senato della Repubblica alle numerose delegazioni nazionali dei Parlamenti dei paesi asiatici ed europei. Una risposta di partecipazione così importante credo scolpisca plasticamente il rilievo che noi tutti attribuiamo a questo foro di cooperazione fra i nostri Paesi e fra le nostre assemblee rappresentative. Un processo politico quello di ASEM e ASEP tanto più vitale e rilevante quanto più profonde sono le esigenze di reciproca conoscenza, di comprensione e dialogo in questo difficile momento. I diversi formati di incontro fra Europa e Asia hanno finora garantito una sede informale ma profondamente significativa per avanzare il dialogo politico sui temi della sicurezza, dell’economia, dell’istruzione e della cultura. Questo foro di dialogo e diplomazia parlamentare che inauguriamo questa mattina, apporta  poi uno specifico valore aggiunto al dibattito euroasiatico, unendo legislatori appartenenti a sensibilità e a famiglie politiche diverse: un formato che amplia gli orizzonti delle idee e che può, anzi deve preparare nel migliore dei modi la cooperazione intergovernativa.

    Oggi il continente euro-asiatico è scosso da profonde fratture geopolitiche che si aprono lungo linee di faglia vecchie e nuove che propagano instabilità, crisi e insicurezza in ciascuno dei nostri Paesi: linee di faglia geologiche, energetiche, religiose, etniche, geopolitiche, territoriali, anche nazionalistiche. Noi abbiamo il dovere di ricomporle, ripartendo dalla storia antichissima che unisce le nostre civiltà. Le relazioni fra Europa ed Asia sono alle origini della civiltà moderna: fu il dialogo fra le nostre millenarie culture, che scorreva lungo le grandi vie del commercio, a incidere in profondità nel corso della Storia mondiale e disegnare le forme essenziali dell’odierna società della conoscenza.

    Auspico quindi che il dibattito che si svolgerà quest’oggi, sui temi così cruciali per i nostri cittadini e per le nostre civiltà – governance economico-finanziaria, crescita sostenibile e sicurezza alimentare – possa svilupparsi sulla base di queste così antiche comuni origini, per costruire insieme il futuro di un continente che ospita oltre il sessanta per cento della popolazione mondiale e che pesa per più del sessanta per cento del commercio internazionale. A questo fine, io credo, sarà necessario costruire ponti, non solo ideali ma anche fisici, immateriali e materiali: reti di comunicazione e reti infrastrutturali, energetiche, stradali, marittime, ferroviarie. Connettere in positivo i sistemi produttivi, investendo e producendo gli uni nei territori degli altri. Programmare nuovi flussi migratori virtuosi, di professionisti, di scienziati, di pensatori, di innovatori.

    Ripartendo dalla storia, io sono convinto, sapremo ricostruire insieme l’unità nella diversità di questo straordinario continente, l’Eurasia. E credo che l’Italia sia il luogo simbolicamente più idoneo a questa rinascita: il Paese dove aveva termine la via della seta, che con uomini come Marco Polo, Matteo Ricci e molti altri ha incarnato il desiderio di conoscere, ampliare gli orizzonti e di dialogare per conquistare nuove conoscenze e nuove frontiere di pace e di progresso.

    Auguro a tutti buon lavoro e successo. Grazie

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