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    Care partigiane, cari partigiani, Presidente Manghi, Sindaco Vecchi, Autorità civili, militari e religiose, ragazze e ragazzi,

    sono sinceramente felice ed emozionato di essere a Reggio Emila a festeggiare insieme a voi il 71° anniversario della Liberazione. Durante la pagina più buia per il nostro Paese, donne e uomini valorosi si misero al servizio della Patria, rischiando la propria vita e tutto quello che avevano, per riscattare l’Italia dalla vergogna della dittatura fascista e dell’oppressione nazista. Ciascuno aveva radici, ragioni e sentimenti differenti, eppure tutti erano uniti dall’unico grande ideale di liberare il Paese e renderlo migliore. Reggio Emilia ha contribuito a quella causa in maniera straordinaria, pagando un prezzo altissimo e doloroso: 626 caduti fra i suoi oltre 9.500 combattenti volontari; 1200 civili deportati; più di 8.000 militari internati nei lager tedeschi; l’incendio di interi paesi; la vile uccisione di centinaia di civili, fra cui donne e bambini, vittime della barbara regola fascista della rappresaglia contro popolazioni incolpevoli e inermi. Un sacrificio giustamente riconosciuto con il conferimento alla città della Medaglia d’oro al valor militare, e con la gratitudine dell’Italia intera di cui oggi mi faccio interprete con commozione.

    Oggi festeggiamo insieme il giorno nel quale le ambizioni di quelle donne e di quegli uomini coraggiosi iniziarono a realizzarsi, un giorno dedicato alla libertà, ai diritti, alla dignità di cui il popolo italiano si riappropriò 71 anni fa. A coloro che hanno permesso i primi passi della nostra grande democrazia tributiamo affetto, riconoscenza e ammirazione. Ma ricordare, cari amici, non è un formale rituale , un esercizio retorico, un dovere protocollare. E’ un atto di rispetto e una promessa di impegno. Rispetto per chi ha sofferto, e impegno a mantenere vivi e fare crescere quegli ideali di eguaglianza, giustizia, democrazia, libertà: gli ideali della Resistenza. Valori ai quali i nostri costituenti, pur diversi per credo politico e religioso, si ispirarono per edificare la Repubblica in quella meravigliosa sintesi che è la nostra Costituzione.

    Il Paese oggi è scosso da un’avvilente caduta etica, dalla corruttela, dall’abuso delle funzioni e delle risorse pubbliche, dal crescere delle diseguaglianze e della marginalità, da un allontanamento dei cittadini dai partiti e dalla politica.

    Ebbene, dobbiamo reagire con la nostra opera, con la nostra intelligenza e il nostro cuore per opporre al cinismo, all’egoismo e all’indifferenza lo spirito di quegli anni, quello spirito che la Resistenza ha impresso per sempre nel concetto stesso di cittadinanza e di libertà. Un dovere che grava soprattutto sulla politica, che deve tornare a servire il bene comune; ad animare spinte ideologiche soprattutto fra i giovani; a pensare e costruire progetti strategici per il futuro del Paese; ad offrire a tutti l’opportunità di realizzarsi. Anche ciascun cittadino deve sentire lo stesso dovere, sforzandosi di perseguire gli stessi ideali, di ricondurre ad unità i propri valori individuali, come i sette fratelli e papà Cervi, in modo da fornire  il proprio contributo alla nostra democrazia.

    Dagli orrori della guerra nacque anche il grande sogno dell’Europa unita, che si è realizzato nel più grande spazio di libertà, diritti e pace della storia dell’umanità. Un sogno che oggi rischia di sgretolarsi sotto i colpi dell’egoismo, dell’indifferenza e del tradimento dei valori comuni. L’Unione, di fronte alle prime grandi crisi che ha dovuto affrontare, quella economica e quella dei rifugiati, si è scoperta divisa e incapace di solidarietà. Nel cuore dell’Europa stiamo vedendo tornare rigurgiti di nazionalismo e recinti di filo spinato, proprio tutto ciò contro cui hanno combattuto le nostre partigiane e i nostri partigiani. Proprio loro che hanno dato la vita, che hanno subito le rappresaglie, per avere aiutato i fuggiaschi e i perseguitati, per avere difeso la libertà e la dignità degli altri, posso immaginare cosa penserebbero oggi del cinismo con cui certi Paesi vorrebbero abbandonare chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà, quei Paesi che rispondono alla disperazione con muri e barriere.

    Concludo. Domenico Caporossi aveva solo 17 anni quando da condannato scrisse: “Vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labbra e una fede nel cuore”. Io credo che ripercorrere la storia degli uomini e delle donne che furono protagonisti di quella stagione di lotta, di liberazione, di rabbia e d’amore, debba accendere in ciascuno di noi una scintilla, l’ambizione di costruire un futuro rispettoso dei valori della nostra Costituzione. Insieme, amando e difendendo le istituzioni, possiamo recuperare la speranza e la fiducia nel futuro e “col sorriso sulle labbra e una fede nel cuore”, costruire questo grande Paese come i partigiani lo immaginarono.

    Viva la Resistenza, Viva Reggio Emilia, Viva l’Italia!

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