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    Autorità, cari colleghi,

    Con grande piacere vi auguro il benvenuto al Senato della Repubblica per la cinquantaduesima riunione plenaria della COSAC, che segna la chiusura del programma della dimensione parlamentare del semestre di presidenza italiana. La Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell’Unione è l’unico organismo di cooperazione interparlamentare espressamente previsto dai Trattati, il più antico (compie venticinque anni) e consolidato. L’evoluzione nel tempo della Conferenza, in particolare dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la rende il luogo più appropriato per dibattere i grandi temi europei e il crescente ruolo dei parlamenti nel processo di integrazione. Sono convinto che in considerazione della ricchezza del programma, della qualità dei relatori e della delicatezza della fase istituzionale e politica che viviamo, questa riunione darà rilevanti contributi alla soluzione delle questioni che stanno a cuore a noi tutti, e ai cittadini europei.

    Quello che si avvia a conclusione è stato un semestre complesso, segnato dal primo processo di rinnovo delle istituzioni europee dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, con le elezioni del Parlamento e con l’insediamento della nuova Commissione Europea e dell’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa, lo scorso 1° novembre. Per la prima volta, l’Unione ha un presidente della Commissione eletto dal Parlamento europeo, sulla base di una delibera del Consiglio europeo adottata tenendo conto dell’esito elettorale: un bel passo avanti sulla via del rafforzamento della legittimità democratica dell’Unione che è al centro del processo di riforma dei Trattati, attraverso il consolidamento del ruolo di co-legislatore del Parlamento europeo e il coinvolgimento diretto dei parlamenti nazionali nelle procedure pre-legislative e legislative.

    Ritengo centrale e decisivo il dibattito che si svolgerà nella prima sessione sul futuro della democrazia sovranazionale a cinque anni dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e sul ruolo delle istituzioni parlamentari nel processo di integrazione. Il dialogo politico fra parlamenti dei Paesi membri e Commissione e l’intensa attività di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà nelle proposte legislative dell’Unione sono state esperienze positive e qualificanti, da consolidare ulteriormente, che hanno rafforzato la consapevolezza europea nei nostri parlamenti. Molte proposte emerse dal dibattito degli ultimi due anni meriterebbero approfondimenti, per prima quella che auspica la partecipazione più intensa e strutturata dei parlamenti alla fase pre-legislativa e alle varie procedure di consultazione lanciate attraverso comunicazioni, libri bianchi e verdi. Il Parlamento italiano ha sempre inteso promuovere un’interpretazione costruttiva delle nuove procedure di controllo sui principi di sussidiarietà e proporzionalità, come strumenti che non si devono risolvere in mere forme di freno o di ostacolo al processo decisionale europeo ma devono tendere a garantire una migliore qualità della normativa nell’interesse dei cittadini e, più in generale, come prevede il Trattato, “un miglior funzionamento dell’Unione”.

    Il processo di revisione della Strategia Europa 2020, che verrà affrontato nella seconda sessione, con riguardo a crescita, occupazione e competitività, è stato al cuore dell’azione della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione. Io credo, e mi capita di ripeterlo molto spesso, che sulla nostra capacità strategica nel dare risposte ai cittadini europei, preoccupati, disorientati e disillusi, dipenderà il nostro comune destino. Il Consiglio europeo di dicembre, atto conclusivo del semestre italiano, sarà chiamato ad assumere decisioni importanti: prima fra tutte, l’approvazione del piano Juncker. L’auspicio è che questa sia una prova di maturazione politica dell’Unione, che per dare rilievo (com’era necessario) alla disciplina finanziaria ha guardato quasi esclusivamente al presente e al breve periodo, senza alcun orientamento strategico della politica economica di ampio respiro in termini di espansione della capacità produttiva. Naturalmente ci sono diversi aspetti da approfondire nel piano Juncker, a partire dall’effettiva incidenza che potrà avere per la sua formulazione, ma mi pare importante che si riconosca che l’Europa ha investito davvero troppo poco e che questa è la via per uscire dalla crisi. Auspico che l’indicazione della Commissione, che intenderebbe considerare i contributi al Fondo europeo come neutrali rispetto al patto di stabilità e crescita, possa finalmente aprire la via ad una riflessione che noi sollecitiamo da tempo, sulla differenza fra spesa pubblica corrente e spesa pubblica per investimenti. Nel senso che non considerare nel computo del rapporto deficit pil  gli investimenti pubblici non è in contraddizione con una politica di bilancio sana e rigorosa.

    Riguardo al ruolo dell’Unione Europea all’esterno, credo sia necessario partire dalla precisa consapevolezza che l’Unione non ha finora espresso il potenziale politico, umano ed economico che deriva dalle nostre dimensioni, dalla nostra storia e dai nostri doveri nei confronti della comunità internazionale. Nelle due aree della nostra politica di vicinato, il Grande Mediterraneo e i confini orientali, dovremo sapere rispondere con processi politici strategici pragmatici e attenti al nostro interesse, superando per sempre l’epoca dell’attendismo e conferendo forza e sostegno, in ogni tema e quadrante, all’azione politica della nuova Alta Rappresentante e del Servizio di azione esterna. In caso contrario, il prezzo da pagare sarebbe una condanna all’irrilevanza geopolitica.

    Cari colleghi, l’Unione Europea o cambia, o non è. Per questo noi, che crediamo fermamente nel grande sogno europeo, non vogliamo celebrare rituali formali ma contribuire attivamente alle scelte politiche dell’Unione e dei nostri Governi, interpretando le richieste che si levano a gran voce dai cittadini. Perseguendo più efficienza e democraticità dei processi decisionali, promuovendo davvero la crescita e il lavoro, dando forza ai diritti individuali e una voce più autorevole all’Unione Europea nel mondo. Insieme vogliamo restituire al disegno europeo un’identità condivisa; una vera, profonda anima comune che ci faccia sentire parte di una grandiosa collettività, plurale e coesa. Insieme vogliamo cambiare l’Europa.

    A tutti voi auguro buon lavoro. Grazie.

     

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