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    Autorità,gentili ospiti

    è per me un vero piacere essere oggi qui a Terni, in questo importante stabilimento in occasione della celebrazione del 130° anniversario della sua fondazione.

    Questa cerimonia rappresenta un’occasione per ricordare 130 anni di storia, difficili ed entusiasmanti, di una grande impresa siderurgica, ma anche 130 anni, anch’essi difficili ed entusiasmanti, di storia italiana.

    Come è stato ricordato l’Acciaieria fu fondata il 10 marzo 1884, con l’intento di fornire all’allora giovane Stato unitario una risorsa strategica, soprattutto per usi militari. La città di Terni fu scelta per la costruzione dell’impianto siderurgico in virtù della sua collocazione geografica, delle caratteristiche del territorio, che permettono lo sfruttamento di risorse idroelettriche, ed anche per la lunga tradizione nella lavorazione del metallo, che risale ad epoche remote.

    Ebbene, da allora tra la città e le Acciaierie è nato un rapporto speciale, un legame solido che – nonostante i momenti di crisi anche profonda attraversata ripetutamente dal comparto siderurgico – non è mai venuto meno. In questi 130 anni lo stabilimento produttivo ha offerto a migliaia di persone la possibilità di trovare un lavoro, consentendo loro di emanciparsi, dando loro la possibilità concreta di concorrere al progresso materiale e morale della società, come richiesto dall’articolo 4 della nostra Costituzione.

    Le Acciaierie di Terni hanno rappresentato e continuano a rappresentare una risorsa essenziale non soltanto per Terni e l’Umbria, ma per il Paese. Si tratta infatti di una realtà industriale che occupa quasi tremila persone ed è il primo produttore di acciai speciali in Italia e il secondo a livello europeo. Da sempre, le Acciaierie di Terni sono caratterizzate dalla capacità di innovazione tecnologica e contraddistinte dall’eccellenza della loro produzione.

    L’industria “pesante” nell’immaginario collettivo sembra aver perso oggi quel ruolo centrale ricoperto in passato. Il processo di terziarizzazione della società contemporanea induce talvolta, erroneamente a mio avviso, a ritenere le realtà produttive come questa, le “fabbriche”, una sorta di reperti del passato. Se è vero che viviamo nella società delle tecnologie informatiche e della comunicazione, dei servizi finanziari, della dematerializzazione, non possiamo tuttavia ignorare che la qualità della vita e il benessere delle nostre società sono ancora in gran parte legati alla disponibilità di beni che vengono prodotti in contesti come quello all’interno del quale ci troviamo ora.

    È importante che i nostri giovani siano educati, come lo sono state le generazioni passate, all’etica del lavoro quale mezzo di promozione sociale e di sviluppo collettivo. Lavoro che è essenziale fondamento della nostra convivenza repubblicana, a partire dall’articolo 1 della Costituzione. Lavoro che vuol dire spirito di sacrificio, impegno, assunzione di responsabilità, fatica fisica e intellettuale. Ma vuol dire anche soddisfazione per ciò che si è contribuito a realizzare, partecipazione al raggiungimento di un comune obiettivo, creazione di prospettive per l’avvenire e possibilità di programmare il proprio percorso di vita. Lavoro che purtroppo, oggi, manca: le cifre spaventose della disoccupazione nel nostro paese, e in special modo di quella giovanile, impongono alle Istituzioni un intervento radicale e convinto. Altissime sono le attese dei cittadini su questo fronte.

    Realtà produttive importanti come questa ci ricordano che il lavoro è l’unico strumento per garantire un duraturo benessere per le generazioni attuali e per quelle future.

    È per questo che ritengo che lo Stato, i rappresentanti dei cittadini – saluto i colleghi parlamentari eletti in Umbria che sono oggi qui – e le Istituzioni, nelle loro articolazioni centrali e locali, debbano tornare ad impegnarsi in politiche industriali forti, perseguendole con convinzione; politiche che da troppo tempo mancano nel nostro Paese in una prospettiva necessariamente europea.

    Lo Stato è chiamato poi a definire regole chiare ed efficaci in materia di sicurezza ambientale e di sicurezza sul lavoro, affinché sia tutelata la salute delle popolazioni che vivono nei territori limitrofi ai complessi industriali e siano garantite la salute e la sicurezza dei lavoratori all’interno dei siti produttivi. Lo dobbiamo dire fortemente: non esiste crisi, non esiste profitto, non esiste concorrenza e competizione che possa far passare in secondo piano la vita umana, la salute, la formazione continua dei lavoratori di ogni qualifica e di ogni settore produttivo, il controllo sistematico delle misure di sicurezza, la tutela dell’ambiente. Deve essere un impegno di tutti fare in modo che i termini “industria”, “lavoro”, “ambiente”, “sicurezza”e “benessere”diventino tra loro sempre più conciliabili e tra loro compatibili, per rinnovare il patto di fiducia e collaborazione tra la città, l’azienda, i cittadini e i lavoratori.

    Per concludere voglio tornare a ricordare la spiccata capacità che ha nella storia contraddistinto le “Acciaierie di Terni”, nel corso della loro lunga storia, di saper far fronte ai periodi di crisi, restando sempre tecnologicamente all’avanguardia.

    Sono certo che anche oggi, pur nella complessa situazione caratterizzata da un quadro macroeconomico ancora non positivo e segnata dal necessario rispetto delle stringenti normative europee, la “Acciai Speciali Terni” saprà trovare le modalità per continuare ad assicurare alla città di Terni, all’Umbria e all’intero Paese il proprio essenziale contributo produttivo e sociale.

    Grazie.

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